Calcio e vita

La bellissima intervista del Guardian a Gasperini, sui suoi segreti e il Coronavirus

In una lunga chiacchierata col quotidiano inglese, il tecnico nerazzurro si racconta: come motiva la squadra, come è riuscito a tirare fuori il meglio dai giocatori (soprattutto il Papu e Ilicic) e sugli ultimi difficili mesi: «Ora vogliamo tornare a fare sorridere i bergamaschi»

La bellissima intervista del Guardian a Gasperini, sui suoi segreti e il Coronavirus
Bergamo, 21 Maggio 2020 ore 10:48

Una lunga intervista, rilasciata in questi giorni complicati. Un limbo, tra il calcio che fu e il calcio che sarà, nel quale Gasperini e i suoi uomini vivono alla giornata (se così si può dire). A Zingonia gli allenamenti di gruppo sono finalmente ripartiti e la ripresa del campionato sembra più vicino. La gioia per essere tornato a vivere di calcio traspare anche dalle parole che il tecnico nerazzurro ha rilasciato al Guardian. Un’intervista nella quale Gasp racconta la sua idea di calcio, andando anche tra le pieghe meno note del suo lavoro nello spogliatoio atalantino. Tantissimi gli spunti, ve ne riportiamo alcuni.

Motivatore. L’intervista inizia con un paio di aneddoti sul modo in cui Gasperini lavora (e ha lavorato) sulla mente del gruppo. Spesso lo fa attraverso messaggi nello spogliatoio. Uno di questi, il più recente, è una frase diventata ormai famosissima di Michael Jordan: «Ventisei volte mi sono preso la responsabilità dell’ultimo tiro e ho sbagliato. Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ed è per questo che ho avuto successo». Ma il tecnico nerazzurro spiega come l’immagine che meglio rappresenta il suo credo è quella del branco di lupi: «Ho appeso nello spogliatoio una foto di un branco di lupi. Ce ne sono un po’ più avanti, altri nel mezzo e uno in fondo, solo. Quelli in primo piano sono quelli che dettano il ritmo, che impostano il gioco. Quelli appena dietro sono quelli più forti, che difendono il gruppo dagli attacchi, così che quelli in mezzo siano sempre protetti. L’ultimo, invece, è il capo e si assicura che nessuno venga lasciato indietro. Tiene il gruppo unito e corre sempre ovunque. Il messaggio è che un leader non si limita a stare in prima linea, ma è quello che si prende cura della squadra. È questo che voglio dai miei giocatori».

Attacco, difesa, allenamento. Il Guardian sottolinea come Gasperini, grazie anche a questa mentalità, sia riuscito a costruire una macchina da gol incredibile, una delle squadre più divertenti al mondo. «Per spiegare come sono riuscito a fare tutto questo – spiega il tecnico nerazzurro -, uso un antico proverbio cinese, tratto da L’arte della guerra: “La difesa ti rende invincibile, ma se vuoi vincere devi attaccare”. Questo riassume lo spirito e la mentalità che voglio abbia la mia squadra. Ma c’è anche un’altra cosa importante: l’identità di squadra che crei deve essere costantemente rafforzata. Bisogna crescere e migliorare sempre, giorno dopo giorno, perché se non si migliora tutto finisce. Chi si ferma, è finito». Un modo di pensare che si riflette anche sul tipo di lavoro che Gasperini chiede ai suoi giocatori in allenamento: «In settimana i miei ragazzi devono lottare. Quelli che non sono abituati a lavorare sodo mi spaventano. È dalla lotta che nascono le vittorie. Se non corri in allenamento, non corri durante la partita. E ciò significa che è importante divertirsi anche durante l’allenamento, perché da questo deriva la qualità e lo stile del gioco durante la partita».

Il segreto del Papu e di Ilicic. Fabrizio Romano, l’intervistatore, sottolinea come sia incredibile il modo in cui Gasperini sia riuscito a portare al massimo del loro valore praticamente tutti i giocatori della rosa. «C’è un segreto – dice Gasp col sorriso -: quando raggiungi la maturità necessaria per capire che il duro lavoro porta a risultati, non ti senti più stanco. Non abbiamo mai avuto i mezzi per grandi investimenti sul mercato, quindi abbiamo puntato su giovani che sposassero la nostra filosofia: capaci di adattarsi al nostro gioco, con una mentalità vincente, offensiva, disposti a lavorare sodo. Chi ci crede è uno di noi, chi ha paura se ne va». Il Papu ha tradotto questa filosofia in una frase esplicativa: con Gasperini lavori così duramente che la domenica, quando giochi la partita, diventa quasi il giorno di riposo. Gasperini sorride: «Gomez è un giocatore straordinario che non aveva mai raggiunto il massimo del suo potenziale perché non si allenava bene. Quando ha iniziato a farlo, ha alzato il suo livello fino a diventare uno dei migliori giocatori d’Europa. Ha perso tempo, è l’allenamento che ti rende un campione e lui ha sempre avuto le qualità necessarie per esserlo». Discorso simile, spiega il tecnico, vale anche per Ilicic: «Lo chiamavamo “la nonna” perché pensava solo a essere gentile con tutti. Abbiamo dovuto convincerlo ad aumentare i suoi sforzi in allenamento. Gli mancava quel passo mentale, ma una volta cambiato il suo modo di pensare abbiamo smesso di chiamarlo “nonna”, ora lo chiamiamo “Il Professore”. Si è reso conto che ogni allenamento è divertente e da quella presa di coscienza è rinato».

L’inizio di tutto. Ovviamente, non poteva mancare un passaggio relativo all’inizio della sua avventura a Bergamo, quando le cose andavano male ed era vicino all’esonero. Poi, la partita col Napoli che cambiò tutto. «Ho deciso di seguire la strada delle mie idee, fino alla fine – racconta Gasp -. Ho avuto subito l’idea di seguire la strada dei giovani. Il vivaio dell’Atalanta è eccezionale e per troppo tempo, invece, la prima squadra aveva avuto un’ossatura vecchia. Ho quindi cercato di evitare la retrocessione seguendo un’altra strada: piena fiducia nei giovani, farli crescere e dare priorità a un calcio di qualità». Il tutto legato a una tattica che difficilmente si discosta dal 3-5-2 o dal 3-4-3, ma che ha nel pressing alto e nella spasmodica ricerca e sfruttamento dello spazio el sue stelle polari. «Trovare lo spazio è fondamentale per i giocatori, e così ho detto loro: “Guardate l’arbitro, non viene mai marcato ed è sempre nella posizione migliore per vedere e leggere il gioco”. Il Papu in particolare ha seguito questo mio consiglio e la cosa lo ha aiutato tantissimo».

Bergamo: l’amore, il dolore e la rinascita. L’intervista si chiude con una riflessione di Gasperini su Bergamo. Su quello che sta vivendo la città in questo momento, su quello che ha passato e su come Gasp immagina il futuro. Le parole del tecnico partono da quando l’Atalanta rientrò dalla Spagna dopo la storica vittoria sul Valencia e il passaggio ai quarti di finale di Champions. «Sembrava di essere tornati in un Paese dilaniato dalla guerra – racconta il mister -. Tutto è successo così in fretta… Solo pochi giorni non ci si poteva immaginare una cosa del genere. Ricordo che quando arrivammo a Valencia trovammo un sacco di persone in giro per le strade, fuori dallo stadio, mentre a Bergamo si iniziava a intuire la criticità della situazione. Quando siamo tornati, ci siamo resi conto di quanto tutto fosse cambiato in soli due giorni. Siamo passati dall’euforia alla paura in appena 48 ore. Quello che ha vissuto Bergamo è stato qualcosa di assurdo, inspiegabile. La città è stata l’epicentro del Coronavirus. Ha colpito duramente e ha causato tantissimi morti… Non dimenticherò mai il suono delle sirene per Bergamo. Lo ricorderò per il resto della mia vita». Cosa dirà Gasperini ai suoi ragazzi quando finalmente si tornerà a giocare una partita? «Metterò davanti a tutto l’aspetto emotivo. Questi giocatori sono legatissimi a Bergamo, con la città e con i tifosi. Parlerò in modo chiaro e al loro cuore. E dirò loro: i bergamaschi hanno sofferto molto, adesso è il momento di farli tornare a sorridere».

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