La gran vittoria sul Napoli raccontata attraverso i numeri

La gran vittoria sul Napoli raccontata attraverso i numeri
05 Ottobre 2016 ore 09:53

Ma come ha fatto l’Atalanta a battere il Napoli? A tre giorni dalla sensazionale vittoria contro i partenopei, nonostante i media nazionali si ostinino a parlare dei demeriti della squadra di Sarri, basta leggere i numeri della Lega Calcio per capire fino in fondo come sia stato possibile, per gli orobici, superare la formazione azzurra. Ci sono alcuni indicatori che sono molto significativi, altri certificano come la Dea sia stata camaleontica e complessivamente abbia vinto con pieno merito.

 

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[La parata di Berisha e la traversa di Dramè nelle illustrazioni di Giuseppe Pannacchione]

 

L’altro calcio di Gasp: 0 azioni, 17 lanci. Il tecnico atalantino ama giocare per vincere, il suo credo passa dall’attacco, ma le statistiche della sfida con il Napoli dimostrano come dal punto di vista tattico non sia un dogmatico. Di fronte alla squadra probabilmente più “bella” del campionato dal punto di vista del gioco, Gasperini ha scelto intensità, difesa e tanta grinta nelle ripartenze. La Dea, stando ai report della Lega, non ha confezionato nessuna azione manovrata, eppure ha tirato in porta più volte nel Napoli (6 a 3). La variabile fortuna, in occasione del gol, è stata forte, ma in quel caso come in tante altre occasioni si è arrivati in modo pericoloso dalle parti di Reina ribaltando un’azione difensiva cercando sempre la verticale di passaggio. Fraseggiare contro Hamsik e compagnia non è facilissimo né consigliato, Gasperini lo sapeva e ha preparato la sfida contando sulla capacità di Petagna di giocare spalle alla porta (contro Koulibaly non era semplice) e sulle incursioni di Gomez, Conti e Kurtic. I 17 lanci lunghi registrati nei report rappresentano il record di queste prime 7 giornate: a Cagliari una Dea irriconoscibile aveva fatto ricorso a questo metodo di attacco 16 volte, ma forse più per disperazione che altro, mentre con il Napoli le caratteristiche avversarie e una precisa strategia sono risultate vincenti.

 

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Palle perse, palle recuperate: Napoli schiantato. Un secondo aspetto che è risultato decisivo nell’economia della partita riguarda il possesso di palla rapportato alla precisione nei passaggi. Il Napoli ha controllato le operazioni (31 minuti di possesso contro i 20 della Dea) ma la manovra non è mai stata né efficace né pulita. A fine gara, il dato relativo alle palle perse è perfino sbalorditivo: 65 quelle degli ospiti, 39 quelle nerazzurre. Nel calcio, da sempre, chi sbaglia meno e controlla meglio il pallone riesce a rendersi più pericoloso, ma se da una parte ci sono le doti di chi comanda le operazioni, dall’altra c’è da valutare la capacità di mettere pressione e indurre all’errore l’avversario. La squadra di Sarri ha un saldo palle recuperate-palle perse di meno 37 (solo 28 palloni riconquistati) mentre la squadra di Gasperini si ferma a meno 1 (39 palle perse, 38 recuperate): la differenza sta tutta qui. I nerazzurri hanno ribattuto colpo su colpo riuscendo quasi a pareggiare errori e recuperi mentre gli avversari hanno un saldo nettamente negativo in questa statistica, con poca efficacia e tanti problemi in fase di costruzione della manovra soprattutto grazie all’intensità orobica sul portatore di palla e nei duelli uno contro uno.

 

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Precisione totale: Petagna cecchino infallibile. Se il portiere para (Berisha è stato decisivo) e il centravanti segna, di solito si vince. Il gol di Petagna è stato ormai analizzato in tutte le salse, ma oltre alla media gol/minuti (192 minuti effettivi, 3 gol: una rete ogni 64 minuti) c’è un dato che riguarda il puntero di Trieste che rende il suo avvio di stagione assolutamente incredibile: il rapporto tra tiri nello specchio della porta e gol realizzati di Petagna è del 100%. Ogni tiro in porta è stato un gol. Contro la Lazio il ragazzo ha segnato alla prima conclusione utile, a Pescara è successo lo stesso e con il Napoli anche. Non ci sono state altre occasioni pulite, certamente la statistica è destinata a cambiare, ma intanto alla sosta di ottobre Gasperini si gode le gesta del classe 1995 cresciuto nel vivaio rossonero, che lavora in silenzio ed ha una capacità incredibile di essere efficace lì dove quasi sempre non puoi sbagliare.

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