Record di presenze

La grande giornata di Marten de Roon, il papà dei record con il megafono in mano e quota 500 nel cuore

Il numero 15 della Dea ha sfilato sul campo di gioco dopo il fischio finale della gara vinta contro il Verona e lo ha fatto insieme alle figlie

La grande giornata di Marten de Roon, il papà dei record con il megafono in mano e quota 500 nel cuore

Quello che ha detto, come lo ha detto, lo abbiamo letto e riportato un po’ tutti. Chi era allo stadio, tuttavia, non può non aver colto tutte le sfumature che caratterizzano Marten de Roon, l’uomo dei record che contro il Verona ha staccato il pass numero 436 con la maglia della Dea addosso.

Prima di lui c’era Bellini come punto di riferimento, ma ieri (22 marzo) alla New Balance Arena i due si sono scambiati maglia e testimone e adesso tocca all’olandese targato Bergamo portare il più lontano possibile il paletto del prossimo record. Magari a quota 500, chi lo sa.

Il capitano della Dea già dal riscaldamento è stato abbracciato davvero da tutti. Al momento dell’ingresso in campo, in Morosini si è alzata una grande raffigurazione a lui dedicata con cartoncini colorati e la scritta «Prima uomini, poi campioni». Nulla da aggiungere.

Lo stesso de Roon, dopo lo scambio dei gagliardetti, è andato sotto la Curva e ha ringraziato. In mezzo c’è stata la vittoria contro il Verona e l’uscita dal campo nel finale per la meritata standing ovation. Al fischio finale, con Palladino che si è prodigato personalmente affinché tutti (compresi Zappacosta e Scalvini, che erano a bordo campo per le interviste) si riunissero per applaudirlo, ecco l’ingresso in campo con le tre figlie al seguito.

Qui la narrazione del calciatore si ferma e inizia quella del papà, felice di vivere insieme alle sue bambine quello che una città intera gli sta dedicando. Perché quella maglia con il numero 436, a Lecce, sarà già vecchia; perché i compagni, lo staff, la dirigenza e i Percassi presenti al suo fianco sono quelli che tutti i giorni condividono Zingonia con il capitano, ma lanciare un coro con il megafono e far cantare tutto lo stadio, fare il giro di tutto il campo salutando, regalando sorrisi e portandosi a casa il due aste del super tifoso Leo è qualcosa che resta negli occhi di chi ha visto e nel cuore di chi c’era.