Marten de Roon non è mai banale. Lui, unico reduce della memorabile sfida del 2018, s’è presentato ieri (16 febbraio) in conferenza stampa al fianco di mister Palladino e, a un certo punto, ha detto che non gli piace parlare così tanto di sé. Alla fine, però, i fari è normale che s’accendano su un simbolo della squadra ed è sacrosanto che tocchi a lui stare sul palco. Soprattutto se si pensa che è a una manciata di presenze dal record assoluto di Gianpaolo Bellini, che la maglia dell’Atalanta l’ha indossata ben 435 volte: l’olandese è a quota 426.
«Il record di presenze è qualcosa che sento, che sta arrivando – ha detto il capitano olandese -. Tuttavia, non voglio pensarci troppo. È un periodo di partite molto importante e sono concentrato su quello: ci troviamo dentro a tre competizioni, non è scontato».
Come detto, de Roon è anche l’ultimo rimasto del gruppo che fu protagonista della sconfitta per 3-2 qui in Germani nell’ormai lontano 2018, in cui la Dea fece tremare il Muro Giallo e il Borussia: «Una grande serata, arrivò mezza Bergamo a Dortmun, un’emozione davvero importante. Era l’Europa League, ora giochiamo in Champions, anche se lo stadio è sempre magnifico: bisogna godersele certe serate».
Dopo uno sprazzo della solita umiltà («Non so ancora se giocherò con Ederson, ma in ogni caso stiamo facendo bene insieme»), il capitano riflette anche su cosa direbbe oggi al de Roon di 8 anni fa: «Goditi tutto quello che arriverà. Mi viene la pelle d’oca a pensare al successo in Europa League, abbiamo fatto un percorso incredibile e personalmente c’è anche la Nazionale con cui ho giocato partite importanti e vissuto emozioni super».
Poi si torna al pratico: «Dobbiamo essere compatti, loro segnano molto ma subiscono anche e bisogna ragionare sui 180 minuti, senza buttarsi via come con il Bilbao».