L'editoriale di Jacobelli

L’Atalanta, con questo Krstovic e recuperando gli infortunati, ha ritrovato la fiducia in se stessa

Dopo le otto sconfitte consecutive di Gasp e la nona di Palladino, quest'ultimo ha infranto la serie negativa con il pareggio colto a San Siro

L’Atalanta, con questo Krstovic e recuperando gli infortunati, ha ritrovato la fiducia in se stessa

di Xavier Jacobelli

Al decimo tentativo, l’Atalanta ha rotto il tabù Inter. Dopo le otto sconfitte consecutive di Gasperini e la nona di Palladino, quest’ultimo ha infranto la serie negativa con il pareggio colto a San Siro in rimonta: per i bergamaschi vale una vittoria, considerato lo choc Bayern patito quattro giorni fa.

Per comprendere quanto sia finito un incubo per la Dea, basti ricordare che la sua ultima vittoria al Meazza risale a 12 anni fa (23 marzo 2014, doppietta di Bonaventura), mentre all’11 novembre 2018 è datato l’ultimo successo a Bergamo (4-1).

Anche stavolta sembrava che la musica non dovesse cambiare, quantomeno a giudicare da come si erano messe le cose nel primo tempo: gol di Esposito sul primo errore in stagione di Carnesecchi (prontamente riscattatosi nella ripresa, negando il raddoppio a Thuram con un intervento strepitoso), netta supremazia interista, Atalanta dal passo lento e prevedibile, incapace di fare il solletico a Sommer, se non con il tiro di Scamacca, sotto gli occhi interessati di Gattuso.

Alla sesta partita in venti giorni, i bergamaschi sembravano accusare il peso delle fatiche. In corpo, però, hanno l’orgoglio della grande squadra e a quello hanno fatto ricorso. Sia Chivu sia Palladino chiedevano alle rispettive formazioni di reagire alle sconfitte registrate prima di ritrovarsi l’uno contro l’altro. La capolista voleva cancellare il ko nel derby e tornare a +10 sul Milan, aspettando il posticipo dei rossoneri contro la Lazio (ma, domani sera, potrebbe ritrovarseli a +5 se passassero all’Olimpico). L’unica italiana superstite negli ottavi di Champions domandava a se stessa di reagire al 6-1 dei bavaresi. C’è riuscita.

Il coraggio ha premiato Palladino, contrariamente a quanto è accaduto l’11 marzo, quando Raffaele aveva affrontato i tedeschi con un eccesso di spregiudicatezza, galeotto il 4-4-2 iniziale, pagato a caro prezzo. A Milano, invece, è tornato saggiamente al collaudato 3-4-2-1. Appurato il deludente andazzo dei primi 45′, l’allenatore ha cambiato i connotati alla sua squadra: fuori nell’ordine Samardzic, Scamacca, Kolasinac, Zalewski e de Roon, dentro Krstovic, Ederson, Sulemana, Hien e De Ketelaere.

In particolare, il brasiliano, al rientro dopo aver saltato cinque partite per infortunio, e il montenegrino, specialista in gol pesanti, sono stati i motori del pareggio. L’Inter, migliore in campo Carlos Augusto, a poco a poco ha rinculato, mal sorretta da Thuram in attacco e sofferente a centrocampo essendo Calhanoglu insostituibile e Barella non ancora il Barella che conosciamo. Nelle fila atalantine, nota di merito per Sulemana, decisivo nell’azione del gol di Krstovic, contestatissimo da Chivu, espulso da Manganiello, contro il quale l’ira di San Siro si è scatenata anche per il contatto Scalvini-Frattesi, giudicato non punibile dall’arbitro.

Morale: nonostante un punto nelle ultime due giornate, l’Inter protende sempre le mani verso il ventunesimo scudetto, sebbene le manchino tanto i gol di Lautaro e per sua fortuna c’è Pio, aspettando il risveglio di Thuram. L’Atalanta, invece, con questo Krstovic e recuperando Scalvini, Ederson, De Ketelaere, prossimamente Raspadori, ha ritrovato ciò che voleva ritrovare subito: la fiducia in se stessa.