Sacro e... atalantino

L’Atalanta è una fede. E don Roberto, a Dalmine, spiega il Vangelo citando i nerazzurri del Gasp

Il parroco di San Giuseppe utilizza l'epopea atalantina degli ultimi anni per spiegare ai parrocchiani il senso del Vangelo e lo spirito di comunità. Un testo bellissimo e apprezzato, condiviso con il foglio settimanale degli avvisi

L’Atalanta è una fede. E don Roberto, a Dalmine, spiega il Vangelo citando i nerazzurri del Gasp
Dalmine, 17 Ottobre 2020 ore 09:10

di Giambattista Gherardi

Che per molti Bergamaschi (e non solo) l’Atalanta fosse una vera e propria fede era francamente risaputo, pur con tutto il rispetto che i Santi, a dispetto dei fanti, meritano da sempre. Del resto gli Oratori di città e provincia sono pieni di esempi di curati e parroci che all’insegna dei colori nerazzurri coinvolgono i giovani e i ragazzi nei momenti ricreativi delle attività pastorali. Se non bastasse, basterebbe ricordare il mitico Padre Alvaro Durante, morto nel settembre 2008, che è stato per anni il tifoso per antonomasia nei collegamenti di Quelli che il calcio… di Fabio Fazio, dove spesso duettava con la laziale Suor Vera.

Don Roberto Belotti quando arrivò alla parrocchia di San Giuseppe a Dalmine nel 2015

Ora a “certificare” ciò che da sempre è scritto anche sugli striscioni della Nord, arriva il bellissimo intervento di don Roberto Belotti, parroco di Dalmine, che nel settimanale sussidio distribuito ai parrocchiani ha pensato di utilizzare la metafora della grande Atalanta di Gasperini per spiegare ai parrocchiani (giovani e non) lo spirito della Parola di Dio. Don Roberto (a Dalmine dal 2015) del resto è un grande appassionato «di Dio e di calcio», componente attivo della Nazionale sacerdoti della Diocesi esibitasi più volte in appassionanti sfide a scopo benefico. Nell’intervento (legato al tradizionale foglio avvisi settimanale con orari e comunicazioni) si esaltano i valori del “gioco di squadra” e del “tutti per uno, uno per tutti”, che il parroco indica come fondamentali anche nella vita comunitaria. «Ci sono degli schemi che il Vangelo ci affida e che dobbiamo conoscere, fare nostri e applicarli, non in maniera pedissequa, ma con la gioia di appartenere ad una bella squadra, allenati da un Maestro speciale». E dalla Dea… a Dio il passo è breve.

Ecco l’intervento completo di don Roberto:

Che bella squadra!

Anche chi non segue con passione il calcio converrà che la nostra Atalanta sta compiendo meraviglie. Al mister Gasperini vengono ovviamente attribuiti, se non tutti, molti meriti. A parte il piacere di veder giocare la squadra ciò che fa impressione è la facilità con cui tanti giocatori arrivano a fare gol. Da cosa dipendono queste straordinarie stagioni bergamasche? A mio avviso sono principalmente due i punti fermi del mister.

Il primo è la sua intolleranza al protagonismo dei solisti. Infatti non si sente mai che un giocatore dell’Atalanta sia egoista o voglia fare tutto lui o giochi per la sua gloria personale. Potremmo dire che il dettame del mister sia: prima di tutto la squadra. Quando arriva a Bergamo un giocatore che pensa di venire prima della squadra e di giocare per se stesso, i casi son due: o si sottopone al dettame del mister o a Bergamo non ci rimane, il mister “non lo vede”. Certo che c’è il fuoriclasse il quale possiede i colpi per risolvere la partita, ma anche lui viene dopo la squadra.

Il secondo merito del mister è di possedere un sistema di gioco e perciò chiede ai giocatori fedeltà agli schemi. Non si improvvisa il calcio di Gasperini, lo si impara. Cambia l’avversario, ma lui non cambia gli schemi. È proprio questa fedeltà ad esaltare i singoli giocatori che entrano con le loro abilità tecniche in una struttura di gioco studiata e provata mille volte in allenamento.

Ora, senza essere troppo banali, mi pare che questi due principi possano essere benissimo applicati a tante situazioni della nostra vita, per esempio alla vita comunitaria di una parrocchia.

Viene prima la tua gloria personale o la crescita della comunità? Stai giocando per te stesso o per la squadra? Gli egoisti non fanno fare grandi risultati alla comunità. Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme, dice un proverbio africano. Ecco: la comunità è un gioco di squadra che mal sopporta gli assoli dei solisti.

E poi la fedeltà agli schemi. Il “sistema di gioco” ci è stato fortemente consegnato dal Maestro e ampiamente spiegato con le Sue Parole e i suoi Gesti. Non possiamo improvvisare la costruzione della comunità secondo le nostre fantasie, le nostre voglie o le nostre pretese. Ci sono degli schemi che il Vangelo ci affida e che dobbiamo conoscere, fare nostri e applicarli, non in maniera pedissequa, ma con la gioia di appartenere ad una bella squadra, allenati da un Maestro speciale. Ed i risultati verranno!

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