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L'atalantino in riva all'Arno Leonardo e la Dea nel destino

L'atalantino in riva all'Arno Leonardo e la Dea nel destino
Atalanta 12 Agosto 2016 ore 10:29

Leonardo è un tifoso atalantino di Firenze. Ne abbiamo conosciuti parecchi, li abbiamo scovati un po’ in ogni dove e tutti hanno avuto una storia particolare da raccontarci. Anche in riva all’Arno, sulla collina di Fiesole, c’è un cuore nerazzurro che batte forte. Il 5 marzo 2017, forse, per lui sarà la prima volta al Comunale: si gioca Atalanta-Fiorentina e mai ha avuto, fino ad oggi, la fortuna e l’onore di entrare allo stadio di Bergamo per vedere una partita della Dea.

 

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Leonardo, un atalantino a Firenze: come mai questa passione?

È scritto nel mio destino, scolpito in fondo al cuore. Sono nato il 17 ottobre del 1963, praticamente i miei numeri anagrafici sono la certificazione che sono atalantino. Che io dovevo essere atalantino. E sono orgoglioso di essere atalantino. Nascere il giorno del compleanno dell’Atalanta, per giunta nello stesso anno in cui abbiamo conquistato l’unico trofeo in bacheca di tutta la nostra storia (la Coppa Italia) è qualcosa che ho realizzato solo negli anni successivi ma che mi è sempre rimasto dentro. Da piccolino, mi colpiva e affascinava lo scudetto dell’Atalanta sulle figurine Panini: quella figura femminile con i capelli biondi al vento è stato un vero colpo di fulmine.

Prima volta allo stadio? A Firenze, immaginiamo.

Non sono mai venuto a Bergamo a vedere una partita, ci sono stato da turista e solo una volta ho “sfiorato” i nostri tifosi. Era il primo anno di Del Neri a Bergamo, con mia moglie eravamo in zona viale Giulio Cesare e ricordo che vedemmo tornare appassionati atalantini da una trasferta a Reggio Calabria, di lunedì. Personalmente ricordo che la soddisfazione più bella, dal vivo, l’ho vissuta allo stadio l’anno in cui la Fiorentina retrocedette in Serie B con Radice: vincemmo 1-0, segnò Perrone e quel 3 gennaio 1993 fu un giorno splendido. Purtroppo, negli ultimi anni, è dura vivere la mia passione per l’Atalanta qui a Firenza, perché rispetto ai Viola i risultati non sono così buoni, ma si va avanti...

 

 

Cos’altro fai nella vita?

Sono sposato con una giapponese e lavoro come OSS all’ospedale Meyer di Firenze. Sono in sala operatoria, curiamo i bambini. Capita di essere al lavoro con i pantaloncini dell’Atalanta sotto al camice, succede pure di parlare di calcio con i piccoli che vengono ricoverati e spesso si scherza. Non ho pay-tv, per vedere l’Atalanta mi affido a internet e una volta ero costantemente attaccato alla radiolina prima di gustarmi i gol su Novantesimo Minuto. Mamma mia, quante ne ho spaccate di radioline! Mia moglie è felice se l’Atalanta vince perché il mio umore sarà positivo. Vivere l’Atalanta da lontano con la mia passione è anche questo.

Dunque, prima dell’avvento di internet, solo radio e poche immagini in tv. Chi è stato il tuo idolo?

Dico tre nomi, se posso. Stromberg ha certamente rappresentato un esempio sotto tutti i punti di vista, ma Caniggia e Cristiano Doni, per me, sono stati qualcosa di stupendo. Il primo, probabilmente, l’abbiamo potuto vedere ed ammirare meno perché ha giocato in un’epoca in cui non c’era ancora la copertura mediatica di oggi: la maglia che indosso nella fotografia con Firenze sullo sfondo è una delle sue, risale alla seconda esperienza con l’Atalanta. Doni, tralasciando le vicende extra-campo, credo sia stato il più grande per quello che ci ha fatto vedere nel rettangolo verde.

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L’Atalanta è ripartita con Gasperini, i tifosi sognano l’Europa...

Credo che la squadra sia in costruzione e che il lavoro stia procedendo bene ma con il mercato aperto e, soprattutto, con le questioni di Gomez e Sportiello in gioco, tutto può cambiare. Guardando un po’ più in avanti, verso il futuro, credo proprio che il rinnovo dello stadio sia un passaggio importante, se non addirittura decisivo. Però, ad essere sincero fino in fondo, non è che l’Europa League nella formula attuale mi faccia impazzire. Erano molto meglio la vecchia Coppa Uefa e la vecchia Coppa delle Coppe, quando per accedervi dovevi arrivare secondo o terzo e il livello era molto più alto.

Tutto vero, ma l’alternativa europea sarebbe arrivare in Champions League...

Oh mamma mia, ve la immaginare un’Atalanta qualificata in Champions League? Immagino che a Bergamo succederebbe il finimondo, ma vi assicuro che anche qui a Firenze ci sarebbe qualcuno che farebbe qualche pazzia. Non so cosa e non so come, ma sono sicuro: per un evento di tale portata, anche a 53 anni suonati, mi inventerei qualcosa in assolutamente incredibile.

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