Honest Ahanor contro il Como ha sbagliato, è caduto nella provocazione e quel gesto di reazione gli è costato l’espulsione. Le indicazioni a livello Uefa sono quelle di punire duramente chi reagisce. E così è stato fatto.
Il nerazzurro, dopo la decisione dell’arbitro Pairetto, è corso negli spogliatoi: il primo ad aver capito di averla combinata grossa era proprio lui. Succede Honest, è tutta esperienza. Fin qui, la teoria e l’applicazione dei regolamenti. Poi c’è quello che è successo in campo ed è il caso di analizzarlo.
Il centrocampista Perrone e Ahanor iniziano a strattonarsi un po’ in area. Tutto normale, il calcio è fatto anche di queste cose. Quello che invece non è normale è che il giocatore del Como, uscendo dall’area di rigore, va per due volte a cercare il giovane difensore atalantino, lo colpisce con delle spallate e sulla seconda c’è la smanacciata di Ahanor. Leggera, certo non in grado di scaraventare al suolo Perrone nemmeno fosse caduto un meteorite sul campo del Sinigaglia. Ma punibile. E Pairetto lo ha punito.
Il risultato? Ahanor è stato espulso per la reazione mentre Perrone è stato solo ammonito con tanto di punizione assegnata all’Atalanta. Sì, il calcio di punizione è stato dato alla Dea. Non è la prima volta che si punisce con grande severità una reazione mentre con il semplice giallo la provocazione. Ed è brutto che vada così, perché a rimetterci saranno sempre di più i provocati dei provocatori. In qualche modo, chi è antisportivo, andrebbe punito.