Le tre lezioni di Manchester Gasp, Malinovskyi e i tifosi

Le tre lezioni di Manchester Gasp, Malinovskyi e i tifosi
24 Ottobre 2019 ore 08:45

La terza partita della storia in Champions League dell’Atalanta, persa per 5-1 contro il Manchester City, lascia tre grandi verità al mondo nerazzurro. Concetti diversi, sensazioni sempre positive che inducono ragionamenti forse eccessivi per le logiche del calcio di oggi dove conta prima di tutto (e a volta solo quello) il dio risultato. Un amico, su Facebook, ha scritto un pensiero bellissimo: “L’Atalanta e gli Atalantini sono unici perché guardano sempre alla luna senza fermarsi al dito che la indica”. Approfondiamo.

 

 

Lezione numero uno: il progetto è sempre lo stesso. Anche a Manchester contro il City Gasperini ha proposto la sua idea di calcio. Il fatto che Guardiola abbia accettato la sfida inserendo due centrocampisti centrali nello scacchiere di difesa (Stones, pagato ottanta milioni di euro, è finito in panchina con Otamendi) è la più grande vittoria del tecnico della Dea. Nei primi 30 minuti l’Atalanta ha tenuto bene il campo, un paio di errori hanno causato il ribaltamento di risultato e nella ripresa con de Roon arretrato si sono perse un po’ le distanze con Sterling che fatto a fette la difesa. Il progetto di Gasperini è sempre lo stesso ma il problema vero, in Champions League, sono le percentuali di errore. Se sbagli dieci volte in serie A, probabilmente ti puniscono in due occasioni. Forse tre. La media nell’Europa che conta arriva a otto. Questa difficoltà si fronteggia facendo le barricate o cercando sempre di migliorare limitando gli errori? Gasperini ha scelto la seconda strada e questo comporta che i giocatori siano sempre portati a dare il massimo. Se quel massimo non è abbastanza si vede subito, e quindi o lavori di più oppure cerchi di meglio sul mercato. Il vantaggio è che quanto acquisisci in campo internazionale torna poi utile in serie A.

 

Lezione numero due: Malinovskyi è pronto. Il protagonista nerazzurro della gara di Manchester è senza dubbio Ruslan Malinovskyi. Il numero 18 ucraino, gol su rigore a parte (anche se bisogna avere cuore e gambe per battere in quel modo in casa del City), è un giocatore che ogni partita che passa lascia capire che possiede i mezzi per sfondare anche nel calcio italiano. Un vecchio allenatore diceva spesso che i giocatori bravi devono scendere in campo, il modulo è secondario. Forse il concetto è estremizzato ma qui bisogna prendere atto che nelle gerarchie il ragazzo sta arrivando in alto. Per quanto si vede oggi sul campo, Malinovskyi è l’elemento di raccordo tra centrocampo e attacco perfetto per aprire il campo a Gomez. La soluzione ad albero di Natale (3-4-2-1) con Muriel terminale unico è interessante anche se mette poi Ilicic in una situazione di precarietà. Lo sloveno non sta incantando e alterna prestazioni buone ad altre meno buone, però questo è il momento decisivo: su Malinovskyi l’Atalanta punta anche per il futuro e la carta d’identità di Ilicic suggerisce un utilizzo alla Massaro nel Milan (uomo decisivo dell’ultima parte di gara). Gli uomini ci sono e il mister li conosce perfettamente ma oggi è dura pensare a Malinovskyi ancora in panchina.

 

 

 

Lezione numero tre: la nostra gente è immensa. A Manchester non sul piano dell’ordine pubblico non è successo nulla di nulla: oltre 2.800 bergamaschi sono arrivati a dare colore, suono e spettacolo nel centro della città. Un comportamento esemplare. Ieri sera il presidente dell’Atalanta Percassi li ha ringraziati uno per uno attraverso un comunicato. “Grazie, dal cuore. Ancora una volta siete stati fantastici. Un vero e proprio “fiume” di atalantini ha prima colorato Manchester e poi letteralmente acceso l’Etihad Stadium. Avete cantato e incitato la squadra per tutta la partita e anche oltre nonostante il risultato, anzi, è stato nel momento di difficoltà che i vostri cori si sono sentiti ancora più forte. Li ho sentiti io, li hanno sentiti l’allenatore e i ragazzi in campo, li hanno sentiti tutti coloro che hanno seguito la partita in tv: una volta di più avete dimostrato un attaccamento ed una passione che vi rende unici”. Il numero uno della Dea ha chiuso così: “Stiamo scrivendo alcune delle pagine più importanti della storia della nostra società e a questo state contribuendo anche voi tifosi con la vostra passione, il vostro orgoglioso senso di appartenenza, la vostra maturità, il vostro amore per i colori della nostra Atalanta. Essere protagonisti in Champions League fino all’altro giorno era un sogno, oggi è realtà con tutte le difficoltà del caso, ma anche con la consapevolezza di proseguire un importante percorso di crescita, tutti insieme. E all’Etihad Stadium, così come a Roma in occasione della finale di Coppa Italia, l’Atalanta ha vinto grazie ai suoi tifosi… Unici, esemplari e fantastici. Ancora grazie, dal cuore”. Firmato, Antonio Percassi.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia