Migliaccio controcorrente «Con Reja la scossa c’è stata»

Migliaccio controcorrente «Con Reja la scossa c’è stata»
08 Aprile 2015 ore 09:48

«È un momento difficile, è chiaro a tutti. Però sono sicuro che alla fine ci salveremo, l’ho promesso anche alle mie bambine Giulia e Ilenia: il campionato si chiuderà con l’Atalanta sopra alla zona rossa che colora le ultime tre posizioni. Vincere con il Sassuolo è importante sia per la testa che per la classifica. I tre punti se li meritano i tifosi, la città e l’Atalanta tutta». Giulio Migliaccio, come sempre, parla con molta calma. Il numero 8 di Mugnano in campo è un mastino ma quando si tratta di riflettere sulla situazione della Dea è pacato e tranquillo. Pesa le parole, approfondisce i concetti e non si nasconde.

Deluso, ma carico. Lo abbiamo incontrato a Zingonia nel giorno della ripresa degli allenamenti, fuori il sole è alto e il lavoro agli ordini di Reja sta per riprendere. Ma l’ottava partita senza successo ha lasciato il segno. Quelle rilasciate a BergamoPost da parte del centrocampista nerazzurro sono le parole di un uomo deluso dagli eventi ma carico in vista del rush finale. L’Atalanta ha ancora un margine su chi insegue e deve gestirlo bene. «Sabato è successo quello che non volevamo succedesse, che speravamo non succedesse. La classifica non è bella, abbiamo sempre quattro punti di vantaggio, domenica prima del fischio d’inizio erano cinque e tutti noi volevamo mettere un po’ più di distanza rispetto a Cesena e Cagliari. L’occasione era ghiotta, abbiamo trovato una squadra organizzata e abbiamo subito gol su due occasioni particolari. Ci sono stati dei nostri errori e abbiamo finito per perdere una gara che proprio non andava persa. Peccato, veramente».

«Non dobbiamo perdere la testa». L’analisi è lucida, Giulio Migliaccio non cerca scuse e quando il discorso si sposta sull’aspetto mentale ecco venire fuori l’esperienza e la saggezza di chi mangia calcio da anni. Di chi capisce le difficoltà ma ammonisce: non bisogna perdere la testa. «Credo che sia un problema certamente di testa, ormai sono due mesi che non arriva la vittoria e il filotto di otto partite senza i tre punti si fa sentire. Però guai a perderla, la testa. Mancano ancora nove partite e c’è da fare molto, fino alla fine. Mi dispiace per Pinilla perché è un giocatore importante: al di à del rosso la sua assenza è pesante perché non possiamo permetterci di regalare nulla agli avversari che inseguono. Abbiamo dimostrato nervosismo, non bisogna cadere nello sconforto magari per un risultato che non arriva: nelle ultime quattro partite, tre volte abbiamo finito in dieci. Non va bene, non dobbiamo perdere la testa».

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«La scossa con Reja». Lo ripete, senza timore. Non bisogna perdere la testa e bisogna concentrarsi su quello che serve per salvarsi. «La scossa, con il cambio di allenatore, c’è stata. Ha pagato Colantuono, stiamo lavorando per recepire le indicazioni di Reja e anche se è normale guardare chi ci segue, credo che l’Atalanta, oggi, debba considerare e tener conto solo di quello che fa l’Atalanta. Siamo partiti con un organico che doveva salvarsi senza sofferenze, durante l’anno è stato cambiato un allenatore che ha scritto la storia di questa società e quindi dobbiamo solo restare concentrati su noi stessi e su quello che si deve fare. Giorno per giorno».

«Non godiamoci il vantaggio». Del passato, oggi, contano solo i 26 punti in classifica. Perdersi in analisi, nella ricerca del colpevole o di chi ha sbagliato più di qualcun altro non serve. «Credo che guardare al passato sia inutile. Con il Torino volevamo vincere tutti ma, al netto di alcuni errori che certamente analizzeremo, dobbiamo concentrare tutte le forze che abbiamo per le prossime partite. Per l’immediato futuro. Nello spogliatoio c’è delusione, perdere in casa è brutto e l’annata è complicata. Io e i miei compagni stiamo dando tutto, posso assicurarlo: in settimana ci prepariamo al massimo e poi la domenica facciamo fatica. E allora stiamo uniti e diamo ancora di più. Non piangiamoci addosso e non culliamoci sul vantaggio che ci resta anche se è importante. Mancano nove partite alla fine, compreso lo scontro diretto. Nel calcio non c’è tempo per rimuginare, bisogna guardare avanti e basta».

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Il pubblico. Contro il Torino non sono mancati i cori di sostegno, il clima è positivo e nonostante nelle ultime stagioni non si siano vissute situazioni così difficili l’appoggio dell’ambiente non manca. «Il pubblico di Bergamo è eccezionale, lo dico con cognizione di causa visto che questo per me è il quinto anno con la maglia dell’Atalanta. Nel bene e nel male, i tifosi ci sono sempre stati. Qui ho vissuto una retrocessione con Delio Rossi nel 2005 uscendo dal campo tra gli applausi del pubblico, ho vinto campionato e fatto record di punti oltre che di vittorie consecutive. Emozioni bellissime e delusioni cocenti. Sempre con i nostri tifosi al fianco. Qui c’è una piazza che ama l’Atalanta, veramente. Adesso l’appello mi viene da farlo a noi giocatori: chi ci ha sostenuto e ci sostiene continuerà a farlo fino alla fine, se hanno dato il 100 percento daranno il 101 percento. Siamo noi che dobbiamo arrivare al 100 percento. Dobbiamo trascinarli, dobbiamo guardare avanti tutti assieme e pensare solo alle cose positive».

La Dea a casa Migliaccio. Quella rincorsa con Delio Rossi, dal punto di vista caratteriale, può essere di esempio? «Dieci anni dopo, credo che non ci siano similitudini. Organici diversi, situazioni di campo diverse, valori diversi. Però posso assicurare che durante la settimana abbiamo lo stesso approccio di quell’Atalanta vista con Delio Rossi». In campo, il gladiatore Migliaccio lo apprezziamo sempre. Ma nella vita di tutti i giorni, che significa per il marito e papà Giulio essere un giocatore della Dea? «Vivo di calcio, e quindi ora vivo di Atalanta. Sono fatto così, forse è una virtù o forse è un limite. Non saprei. Mi porto il lavoro a casa, ne parlo e le mie bimbe Giulia e Ilenia mi ascoltano e vengono allo stadio. Dopo le partite magari mi dicono  “Papi, però oggi potevate vincere”. Io rispondo che il papà vuole sempre vincere, scende in campo sempre per vincere. Però ci sono anche gli avversari, nello sport ci sono tre risultati e quindi bisogna accettare il risultato. Una promessa, comunque, l’ho fatta: a fine anno, festeggeremo insieme la salvezza. Perché l’Atalanta sarà fuori da quella zona rossa dove si vedono le ultime tre squadre, ne sono certo. L’ho assicurato anche a Giulia e Ilenia».

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