Il mio gran giorno a Montecarlo fra Messi e Giacomino Mayer

Il mio gran giorno a Montecarlo fra Messi e Giacomino Mayer
30 Agosto 2019 ore 08:28

Manchester City, Shakthar Donetsk e Dinamo Zagabria. Ma anche Messi, Cristiano Ronaldo, e Cantona. Senza dimenticare Giacomino Mayer, Patrizio Romano e Simone Pontiggia. La mia Montecarlo, nel giorno dei sorteggi è stata tutto questo e anche di più. Perché quando sei in mezzo a qualcosa di così grande e affascinante l’occhio viene rapito da ogni dettaglio. E allora capisci che il red carpet ha il suo trucco, che in Champions League non si scherza e che a Kharkiv, estremo est dell’Ucraina, si andrà a dicembre con le temperature di parecchio sotto lo zero. Chissà per giocarsi che cosa…

 

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La domanda è semplice: cosa ci giochiamo? Proprio partendo da quest’ultima considerazione, le tre ore e passa del viaggio di ritorno con Giacomo, Patrizio e Simone (a proposito, quando uno decide di farsi quasi 800 km in una giornata per accompagnare tre giornalisti e vivere l’emozione della Champions da un piazzale con 30 gradi merita solo tanti applausi e ringraziamenti…) scorrono via con una discussione molto convinta: possiamo passare il turno, ce la giochiamo e per questo il girone sorteggiato è il migliore dei tre possibili. Una decina di ore prima, sarebbe sembrata quasi una bestemmia. E invece adesso, la piccola grande Atalanta di Gasperini è nella condizione di ragionare davvero sul passaggio del turno. Non solo in Europa League ma addirittura in Champions. Raggiungere gli ottavi sarebbe qualcosa di pazzesco, ci si gioca con gli ucraini e i croati la possibilità di fare qualcosa di impensabile. E allora avanti, pensando a una partita per volta e con la consapevolezza che nulla è impossibile. A parte affrontare Guardiola.

 

 

Già, con Guardiola per imparare. L’Atalanta, usando un concetto caro a Gasperini, non perde mai: o vince o impara. E contro quello che secondo molti è il miglior allenatore in circolazione non ci resta molto da fare. Tocca impegnarsi, correre e cercare di imparare. Perché uno così, anche se si prende i tre punti, ti lascia per forza qualcosa di importante dopo 90 (o meglio 180) minuti. Sarà uno spettacolo, prima a Manchester e poi a San Siro con un calendario che rende le prime due partite con Dinamo Zagabria e Shaktar decisamente toste. Nei corridoi del Grimaldi Forum, tra un macaron e un tramezzino focaccioso del catering Fairmont (un lusso sfrenato, roba da ricchi veri), non abbiamo incrociato colleghi di Manchester, ma poco importa: loro sono più forti, hanno uno stadio pazzesco e sarà un’esperienza da urlo affrontarli. Ma andiamoci con l’umiltà che ci ha sempre contraddistinto perché Guardiola, appena un anno fa, ne ha rifilati ben nove alla formazione ucraina tra casa e trasferta. Quindi animo, qualsiasi risultato arrivi.

 

 

Qualche pillola dal Principato. In ultima analisi, sono i dettagli che fanno la differenza. Il red carpet che tutti avete visto in televisione, in realtà è stato svelato solo poco prima dell’arrivo degli ospiti. Al nostro arrivo, intorno alle 14, tutta la zona “rossa” era ricoperta da uno strato di plastica protettivo che è stato rimosso all’ultimo. Arrivare al Grimaldi Forum non è complicato, si raggiunge il mare nel cuore del Principato e si parcheggia sotto: quattro piani di posti auto zeppi di gente per un posto macchina da 18 euro (su 7 ore). Considerando una zona, davvero a buon mercato. Il livello delle auto in circolazione è normale, quello delle fuoriserie in vetrina invece no. E ti fa capire che Montecarlo (un po’ come Las Vegas) è un posto dove i ricchissimi fanno un po’ quello che vogliono proprio perché hanno il portafoglio straripante. E uscendo dalla sala stampa, alle 9 della sera, c’è l’ingresso del Twiga di Briatore che ti fa capire quanta distanza ci sia tra noi comuni mortali e quelli con i soldi veri. Noi dell’Atalanta, all’ora di pranzo, ci siamo messi in coda al McDonald’s lì vicino perché la Cantinetta Antinori di fronte al Grimaldi Forum era ingiocabile: un po’ come Guardiola, ma abbiamo mangiato lo stesso e poi ci siamo goduti un grande spettacolo.

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