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Prima del Milan

Niente Gasp, parla Luca Percassi: «Il mister resta. Giocare la Champions vale tre trofei»

A sorpresa, l'ad nerazzurro ha voluto parlare al posto del tecnico. Dopo un bilancio della stagione, parole importanti sul futuro

Niente Gasp, parla Luca Percassi: «Il mister resta. Giocare la Champions vale tre trofei»
Atalanta 22 Maggio 2021 ore 15:20

di Fabio Gennari 

La conferma di Gasperini, l'esaltazione dei risultati raggiunti dalla squadra e la voglia di continuare a crescere senza mai fare il passo più lungo della gamba e nemmeno annunci particolari.

È stata una conferenza stampa molto serena e sorridente quella dell'amministratore delegato dell'Atalanta Luca Percassi: per l'ultimo appuntamento della stagione, infatti, la società ha scelto l'incontro del sabato con i giornalisti per fare un bilancio della stagione.

Luca Percassi, come mai parla lei alla vigilia del Milan e non Gasperini?

«Ho chiesto al mister di poter fare la conferenza a nome della società, dopo la gara di Genova e con la Juve non avevamo ancora parlato e oggi ci sembrava giusto farlo. Siamo all’ultima giornata, sono qui per celebrare una grande e straordinaria stagione sportiva. Questa è l’occasione di dire grazie, per un’annata davvero incredibile: mister e giocatori sono stati grandi».

Com’è l’umore dopo mercoledì?

«Io so da dove veniamo, lo sanno tutti i tifosi dell’Atalanta. Parlare di ciliegina è riduttivo, se faccio il ragionamento di cosa abbiamo vissuto in un anno solare (una stagione e mezza) vedo l’Atalanta due volte in Champions, i quarti con il PSG, gli ottavi con il Real Madrid, la finale di Coppa Italia con la Juve facendo una partita importante. Di motivi per festeggiare ne vedo tantissimi. Noi siamo sempre una medio piccola e tutto quello che stiamo vivendo è qualcosa di eccezionale, frutto del lavoro ma mai con la presunzione di darlo per scontato. Noi sappiamo cosa vuol dire competere sempre in A, è giusto ogni volta partite per restarci: ogni cosa che viene in più dobbiamo godercelo, non siamo mai arrivati a questo livello nella storia. Siamo orgogliosi, non vediamo cose negative anche se c’era voglia di vincerla».

Quanto pesa arrivare secondi in campionato?

«Sono riflessioni che fanno piacere, vanno a dimostrare la bontà del lavoro e che l’Atalanta è molto competitiva. Ci rendiamo conto che stiamo giocando contro squadre altrettanto forti, che hanno dei campioni. Avere la Champions League garantita è qualcosa di unico ma sono con il mister, si cerca di fare il massimo anche domani: sono forti anche loro ma l’Atalanta farà il massimo per vincere».

Nel futuro cosa dobbiamo attenderci?

«L’obiettivo nostro è sempre quello di crescere. Ovvio che i risultati degli ultimi anni sono importanti, speriamo ripetibili ma ogni stagione si parte per salvarci: è il dogma, non cambierà mai. Da quando papà ha ripreso l’Atalanta è sempre questa la prima volontà, l’Atalanta è una medio-piccola a livello europeo. Ogni stagione si riparte da capo e si deve arrivare a 40, si cerca di conquistare passo dopo passo qualcosa di importante e mai ci siamo posti un obiettivo diverso rispetto a prima. In questi anni le finali e i piazzamenti europei ci hanno permesso di comprare giocatori e venderne altri, fino ad arrivare a 90 minuti dalla fine secondi in classifica: qualcosa di eccezionale e meritato, conquistato con grande fatica. Come è giusto che sia».

Quindi nessuno qui si monta la testa.

«L’Atalanta ha la fortuna di vivere un contesto come Bergamo, una città in cui il lavoro è la prima caratteristica. Qualcosa di riconosciuto da tutti. L’Atalanta rappresenta la propria città. Si deve lavorare, punto. Non ci sono scorciatoie e segreti, bisogna ogni giorno lavorare e reinventarsi. Gasperini rappresenta esattamente questo spirito fondato sul lavoro».

Gasperini resta a Bergamo?

«Assolutamente».

Il momento più bello e quello più brutto?

«Il momento più bello è stato quando martedì sera una buona parte della nostra tifoseria è venuta a salutarci. Non a Bergamo, ma a Reggio Emilia. Bergamo è stata colpita in modo ingiusto e brutale, nell’anno forse più importante e con tantissimi momenti da festeggiare, i nostri tifosi hanno avuto una responsabilità incredibile. Sappiamo quanta felicità abbiamo portato e ci siamo sentiti ancor più responsabilizzati per questo. Rivederci e riabbracciarci (seppur a distanza) martedì è stato molto significativo, la tifoseria ci manca tantissimo ma sono state rispettate le vittorie più belle nel modo più bello. È stato toccante. Mercoledì sera rivedere un po’ di pubblico è stato bello, la speranza è di tornare ad un minimo di normalità. Momenti brutti? Non ne ricordo. Ce ne sono stati di responsabilità della società per raggiungere quello che abbiamo raggiunto. Sappiamo chi siamo».

Una partita che l’ha lasciata un po’ così?

«Forse l’andata con il Real Madrid, è stata la partita più condizionata. Però ti rendi conti che quando giochi con Real o PSG un dettaglio fa la differenza, solo vivendole si capiscono certe esperienze. Abbiamo preso un gol infelice ma lì ti rendi conto del livello della squadra che hai giocato».

Avete parlato alla squadra? Come stanno i giocatori?

«Fisicamente la squadra sta bene, ovviamente dal punto di vista emotivo sono gare cariche. Una partita che ci deve far fare delle riflessioni per migliorarci. Ora si pensa alla partita con il Milan».

Mercoledì sera cosa avrebbe detto dei due episodi del primo tempo?

«Sono due episodi che hanno condizionato la gara. Questo al di là del valore dell’avversario, la Juventus è una squadra di grandi campioni. Abbiamo giocato tre volte con loro, con tutti i risultati che si sono verificati. Questi due episodi hanno pesato sul risultato, però non è nostra abitudine sbraitare, gli errori si commentano da soli».

Ora via alla programmazione.

«La nostra certezza è il mister, abbiamo un rapporto molto importante. Da lui ripartiamo, da lui riceviamo i maggiori stimoli. Ripartiamo proprio per fare le cose che l’Atalanta può fare, quelle che ci hanno fatto fare cose eclatanti negli ultimi anni. Con lui parliamo tutti i giorni, non è necessario fare un punto specifico. Il calcio è una materia dinamica, ogni volta vogliamo fare le cose per il bene della società e per migliorare. I presupposti sono quelli, poi vediamo il campo».

È vero che pensate a un ulteriore prolungamento del contratto, che è già fino al 2024?

«Confermo, è accaduto tutti gli anni. Abbiamo un rapporto da tempo, il contratto è già lungo. Il mister sa benissimo quanto vale l’Atalanta e cosa l’Atalanta ha rappresentato per lui. Questo è un matrimonio, non c’è uno più o meno felice: se si sta insieme è perché si è contenti e consapevoli».

Cosa può dirci di Malinovakyi? Sta facendo benissimo…

«Ruslan è un ragazzo che ha confermato quello che ci aspettavamo. Ovvio che la sua evoluzione ha portato oggi a una consacrazione. Lui ha l’entusiasmo di essere un giocatore dell’Atalanta, quando sento la moglie che dice che stanno benissimo qui e sono orgogliosi che la figlia sia bergamasca per noi vale tantissimo».

Il paragone con l’Olanda, ovvero squadra rivoluzionaria ma senza trofei, come lo commenta?

«Il calcio che gioca l’Atalanta è qualcosa di emozionante, merito del mister e dei giocatori. Io vedo tanti trofei nella bacheca dell’Atalanta, fare tre volte la Champions League per me vale come tre trofei. Assolutamente. È qualcosa da applaudire, che vale come un titolo. Guardiamo chi negli ultimi dieci anni ha fatto la Champions League: l’unica provinciale è l’Atalanta. Non sono deluso per la Coppa Italia, sono dispiaciuto. L’anno prossimo giocheremo a Bergamo la Champions League con il pubblico, questo è qualcosa di straordinario. Atalanta-Ajax senza pubblico è stato davvero un dispiacere».