Il Papu è il CR7 nerazzurro Al 90%, con la Spal ci sarà

Il Papu è il CR7 nerazzurro Al 90%, con la Spal ci sarà
Atalanta 04 Novembre 2017 ore 11:09

La valutazione oggettiva dell’avvio di stagione, il fascino dei sedicesimi di Europa League che, comunque, si avvicinano, ma, prima di tutto, la concreta possibilità che Gomez sia in campo dal primo minuto contro la Spal. Dopo il rientro alle prime luci dell’alba da Cipro (la squadra ha messo piede a Zingonia alle 3.30, gli ultimi tifosi partiti da Larnaca nel dopo gara sono invece arrivati a Orio intorno alle 6), l’ambiente nerazzurro ha ricaricato le pile in vista della sfida alla Spal e domenica 5 novembre, alle 18, saremo tutti allo Stadio di Bergamo per spingere la Dea a quota 18 punti in classifica. Non sarà facile, ma con un po’ di sano realismo e l’aiuto del numero 10 Gomez tutto è possibile.

 

 

Gomez per la Dea come CR7 per il Real Madrid. La prima questione da affrontare riguarda proprio il numero 10 atalantino. L’infortunio al piede condiziona Gomez ormai da qualche settimana, non ci sono fratture (sono stati fatti tutti i controlli necessari anche a distanza di molti giorni in modo da non lasciare nulla al caso) e dopo aver giocato con il Verona si pensava di poter arrivare alla doppia sfida con Apollon e Spal e averlo in campo prima di andare in Nazionale. A Udine il Papu si sentiva meglio, ma proprio all’ultimo c’è stata una ricaduta che ha fatto saltare l’appuntamento di Nicosia. Gomez è rimasto a Bergamo e ha lavorato forte per recuperare, le ultime indiscrezioni che filtrano da Zingona raccontano di una situazione in netto miglioramento e oggi il numero 10 sarà in gruppo: salvo problemi dell’ultima ora, il Papu con la Spal giocherà dall’inizio. Il peso specifico del capitano degli orobici è lo stesso che ha Cristiano Ronaldo per il Real Madrid: se è a disposizione e gioca sui suoi livelli, Gomez per l’Atalanta è un punto di riferimento incredibile e tutti i compagni beneficiano della sua presenza. La convocazione in Nazionale non è un problema ma un pungolo: la sua voglia di andare ai Mondiali di Russia con Messi e compagni passa forzatamente da una grande stagione con la Dea.

Quasi qualificati in Europa e in piena corsa in Serie A. Scrollata di dosso l’arrabbiatura per l’1-1 di Cipro e con le buone nuove sul Papu, proviamo ora a ragionare serenamente sul momento degli orobici. Criticare questa squadra, puntare il dito contro questo o quel calciatore per un gol o un passaggio sbagliato è illogico, esagerato. L’appetito viene ovviamente mangiando e tutti abbiamo visto le prestazioni della Dea: chiaro che si poteva avere qualche punto in più. Ma un pallone buttato a caso in area e un gol all’ultimo respiro non possono e non devono ribaltare i giudizi: l’errore c’è stato ma nessun dramma. Il nocciolo della questione è questo: l’Atalanta non è pronta a competere sui due fronti con la stessa intensità. Questa non è una colpa ma una caratteristica comune e tante squadre, soprattutto a quelle con meno esperienza. Se tutto fosse facile, il Lione sarebbe già qualificato, la Juventus avrebbe vinto a Lisbona e il Real in casa del Tottenham. I valori sono diversi ma il concetto rimane: il doppio impegno ti costringe a percorrere una strada piena di insidie e che con l’esperienza a volte gestisci meglio (non sempre, Real Madrid e Juventus docet), il tutto però richiede molti sforzi. Ecco perché i giocatori atalantini meritano applausi sinceri. Chi era a Cipro non può ignorare i tanti fattori che hanno condizionato la gara e infatti le pagelle del giorno dopo dei colleghi sul posto confermano: nessuna insufficienza (o quasi) per la Dea.

 

 

Puntare il primo posto o privilegiare il campionato? Ora che mancano due partite in Europa League e che la qualificazione è quasi cosa fatta, si apre un tema interessante: oltre al prestigio, quanto conta il primo posto nel girone? A tutti piacerebbe vincerlo e giocare in casa il ritorno dei sedicesimi di Europa League ma forse è bene guardare la realtà con maggiore razionalità e dire una cosa scomoda: adesso meglio concentrarsi sul campionato e in coppa vada come vada. La gara con la Spal è importantissima per assestarsi prima della sosta in piena corsa Europa (guardate il calendario delle altre di domani...), mentre dopo le Nazionali il calendario nerazzurro prevede Inter fuori, Benevento in casa (dopo Liverpool), Torino in trasferta, Genoa in trasferta (dopo il Lione a Reggio), Lazio in casa, Milan in trasferta e Cagliari in casa. E c'è pure la Coppa Italia al via. Dieci partite ufficiali nel giro di quaranta giorni, di cui sette di campionato con quattro trasferte. A quel punto, il 30 dicembre, sarà finito il girone di andata e considerando che fino al 15 febbraio la Coppa non sarà più decisiva, gli sforzi forse è meglio concentrarli sulla Serie A. In Europa vogliamo tornarci anche l’anno prossimo e la strada più facile è quella di fare bene in campionato.