Papu Gomez un 10 di talentocon la passione per i fornelli

Papu Gomez un 10 di talentocon la passione per i fornelli
02 Settembre 2014 ore 16:06

«Appena ho saputo che c’era la possibilità di venire all’Atalanta, ho detto al mio agente di chiudere con i nerazzurri. Ho parlato con il Tanque Denis, mi sono informato e anche Leo Rodriguez (cognato e agente, ndr) che qui ha giocato mi ha parlato solo bene di questo ambiente. In Ucraina la situazione è bruttissima: subito dopo l’abbattimento dell’aereo della Malaysian AirLines sono andato in Argentina per prendere la mia famiglia. Ero pronto a tornare in Italia».

Alejandro “Papu” Gomez è convinto e sorridente. Il piccolo argentino (classe 1988, 162 centimetri di estro, tecnica e rapidità) ha firmato nel pomeriggio di lunedì 1 settembre un contratto che lo lega all’Atalanta per i prossimi tre anni, arriva per 3,5 milioni di euro, ma da molto tempo sognava di tornare nella nostra serie A. Le sue parole sono importanti, la sua voglia di misurarsi di nuovo sui campi del calcio nostrano si percepisce in ogni risposta.

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In sala stampa era presente anche l’agente Leo Rodriguez, ad un certo punto dalla porta posteriore si è sentito molto forte un grido «Vamos Papu!!» ed è stato proprio Denis ad intrufolarsi per fare gli auguri al nuovo compagno. Attenzione però all’insidia gastronomica: il piccolo neo-acquisto è ricoperto di tatuaggi, ma ha anche una grande passione per la cucina. «Ho scelto il 10 che è stato di Bonaventura, un grandissimo ragazzo e un ottimo giocatore. Tra l’altro era quella di Del Piero, il mio modello. Non sento la pressione, voglio fare il massimo. Fuori dal campo sono un tipo tranquillo, mi piace tantissimo cucinare e infatti ho seguito anche dei corsi. Sono a Bergamo da sabato scorso, siamo stati a mangiare in Città Alta e ho assaggiato la polenta: devo imparare a cucinarla. So che German ama preparare Asado, a me invece piace cucinare un po’ di tutto».

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Poco prima di Gomez, ai giornalisti presenti si è presentato anche il nuovo secondo portiere Vlad Avramov. Svincolato dal Torino, Avramov può vantare una lunghissima permanenza in Italia ed è pronto per dare una mano al gruppo e alla crescita di Sportiello. «Sono in Italia da 14 anni, la mia prima esperienza fu con il Vicenza di Fascetti. Ora penso solo al campo, conosco Sportiello e credo che sia un ragazzo dalle grandissime potenzialità: l’anno scorso qui a Bergamo giocammo contro, lui era quasi all’esordio e io difendevo la porta del Cagliari».

Di Avramov, che ha scelto il numero 1, un paio di mesi fa si raccontò una bella storia di solidarietà. L’ex centrocampista dell’Inter Dejan Stankovic chiamò a raccolta i giocatori serbi per aiutare il popolo colpito da pesanti alluvioni. Il nuovo portiere della Dea rispose subito presente, ma non vuole parlare troppo di un gesto che è molto importante fare piuttosto che raccontare. «Non amo parlare di queste cose perché credo che ogni serbo, se può, deve dare una mano alla sua gente. Ci sono famiglie che hanno perso tutto, aiutare è il minimo».

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Dopo la presentazione dei due calciatori, il direttore generale dell’Atalanta PierPaolo Marino ha raccontato alcuni dettagli delle trattative andate in scena l’ultima giornata di mercato. Dalle sue parole si capisce chiaramente che dal punto di vista economico, più di così, era impossibile fare. «C’è stata una grande altalena intorno a Bonaventura. L’Inter offriva condizioni molto meno convenienti per Jack, alle 19.30 ci hanno detto che non potevano più prenderlo e, saputo della trattativa saltata tra Milan e Biabany, ho chiamato Galliani. Inzaghi ha dato il suo assenso e abbiamo chiuso accontentando il ragazzo come gli avevamo promesso. Il presidente Percassi, al Verona, non lo avrebbe voluto cedere. Tra Consigli e Bonaventura abbiamo incassato soldi veri, siamo davanti a due delle pochissime operazioni che quest’anno si sono concretizzate in un mercato interno che viveva solo di proposte di prestito. Siamo soddisfatti, ci sono alternative importanti in ogni ruolo e crediamo di aver allestito un gruppo di ottimo valore».

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