Il Papu, Musa Barrow e i tifosi Le tre certezze da cui ripartire

Il Papu, Musa Barrow e i tifosi Le tre certezze da cui ripartire
Atalanta 23 Luglio 2018 ore 09:55

Ci sono le voci, infondate e spesso alimentate ad arte per nascondere altre trattative o per tenere buoni i tifosi cui sembra di vedere grandi movimenti mentre non accade nulla, e poi ci sono i fatti. Concreti, incontrovertibili e sempre fondamentali da tenere d’occhio. Soprattutto se ti trovi a quattro giorni dall’esordio ufficiale della stagione e ci sono due partite toste da preparare. Inizia oggi la settimana di Atalanta–Sarajevo, per uno strano scherzo del calendario alle 14 si conoscerà già anche la coppia di nomi dei possibili avversari al turno successivo, ma senza correre troppo è meglio ancorarsi alle certezze.

 

 

Punto primo: Gomez c’è e non si muove. La partita di sabato con i tedeschi dell’Herta Berlino ha confermato che Papu Gomez è un giocatore cardine di questa squadra. Corre, lotta, assiste i compagni e punta la porta senza soluzione di continuità, dimostrando che quando Gasperini sottolinea la sua applicazione, il suo spirito di sacrificio e la sua voglia di scendere in campo, non parla per nascondere chissà quali manovre di mercato. Nel Trofeo Bortolotti Gomez è stato uno dei migliori pur non trovando la rete, ma riuscendo a mettere lo zampino in tutte le occasioni importanti del match.

Da Roma continuano a rimbalzare “certezze” sul suo futuro alla Lazio, qualche espertone lo ha annunciato alla firma già nella giornata di sabato, ma ora è arrivato il momento di smetterla di parlare di certe chimere perché, con i turni preliminari di Europa League da giocare e superare, non c’è più tempo per seguire il nulla cosmico. Il Papu è un giocatore fondamentale e l’Atalanta non ha nessuna intenzione di cederlo. Molto semplice, molto diretto come concetto e tanti saluti ai dispensatori di certezze.

 

 

Punto secondo: Zapata arriverà, ora Barrow. In vista delle prime partite ufficiali e con Petagna passato alla Spal, l’attacco nerazzurro ha un secondo elemento fondamentale che si è già messo in luce segnando anche un bel gol. Musa Barrow, attaccante classe 1998 del Gambia, va considerato oggi il titolare nel ruolo e i motivi sono presto spiegati. La sua condizione fisica è già molto buona, i movimenti che chiede Gasperini li conosce da almeno sei mesi e poi vede benissimo la porta. Dentro la sua partita ci sono sempre tante buone cose, oltre al gol segnato nel Bortolotti.

Duvan Zapata è il titolare, presto il numero 91 colombiano prenderà posto al centro dell’attacco, ma i carichi di lavoro e la diversa preparazione rispetto alla Sampdoria si stanno facendo sentire e in questo momento il suo imperativo non può che essere “Lavorare, lavorare, lavorare!”, Quando apre gli alettoni non gli passa davanti nessuno e già contro l’Herta si sono visti alcuni sprazzi del suo calcio ma non serve avere fretta e soprattutto bisogna solo pensare a quando si deve fare ogni giorno sul campo.,

 

 

Punto terzo: i tifosi non mancano mai. Se n’è avuta l’ennesima dimostrazione al Trofeo Bortolotti e anche la campagna abbonamenti ha ribadito il concetto: i tifosi dell’Atalanta non mancano mai. In casa nerazzurra l’appoggio dei propri sostenitori è clamoroso, in una serata di fine luglio sono arrivati in 7.400 per vedere la Dea contro l’Herta Berlino, mentre i rinnovi di tessere stagionali hanno sfiorato quota dodici mila. Una grande risposta, uno splendido abbraccio collettivo di un popolo che non è stato a lagnarsi troppo per le lungaggini delle decisioni sul Milan, ma che si è subito rimboccato le maniche per stare al fianco della Dea.

Per la gara di giovedì i biglietti venduti sono oltre quattromila, oggi riapriranno anche molti punti vendita e si attende un’altra importante risposta per un totale di presenti a Reggio Emilia giovedì sera che regalerà di certo uno splendido colpo d’occhio. Anche per la gara di ritorno in Bosnia, i preparativi sono in corso e presto ci saranno novità ufficiali: a parte un charter Ovet, i tifosi si muoveranno in bus pronti ad affrontare le quindici ore di viaggio che separano Bergamo da Sarajevo con il sorriso sulle labbra e la Dea nel cuore.

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