No, non è andato tutto bene. E no, non ci sono solo cose positive da commentare. Lo sappiamo noi, lo ha detto Sarri, lo hanno visto tutti quelli che hanno seguito la gara contro il Cagliari senza il paraocchi.
Però si sono viste cose importanti, pezzetti di crescita che sarebbe sbagliato, miope e anche un po’ autolesionistico ignorare. Perché l’Atalanta era, è e sarà (vediamo per quanto tempo ancora) un cantiere aperto. Una girandola di prove, errori, cose fatte bene e altre meno che vanno prese con le giuste maniere. Non con le pinze, con le giuste maniere. Perché i nuovi cicli iniziano così.
I movimenti degli attaccanti, la linea difensiva molto alta, la manovra affidata non solo a Kessie (regista di giornata) ma anche a Samardzic ed Ederson (un po’ meno), la ricerca del recupero palla molto alto e, nel finale, la variante tattica del 4-2-3-1: sono tutti elementi da mettere sul tavolo.
Sarri ha chiesto di giocare senza freni mentali pe i giocatori ci hanno provato. Un po’ ci sono pure riusciti. Non con la continuità necessaria, ma comunque con buona continuità. Il Cagliari è una formazione organizzata, quindi ha trovato le contromisure. Ma l’Atalanta c’è stata.
Sarri nel post gara ha detto: «Dopo il Bologna avevo la sensazione che ci fosse un percorso da cominciare, dopo il Cagliari vedo cose da limare». Una frase che spiega molto bene la percezione di un tecnico che sa che si vincono poche partite giocando come contro Sassuolo e Bologna, ma, allo stesso tempo, se ne perdono poche giocando come contro il Cagliari.
Ieri (domenica 13 settembre) e oggi la squadra è rimasta a riposo, da domani comincia l’operazione Juventus. Con la seduta di allenamento a porte aperte: tifosi, facciamoci sentire!