Un uomo speciale

Quella corsa di 70 metri di Mario Pasalic per un gol dai mille significati e dedicato al papà

La rete del definito 2-0 al Torino è di grande rilevanza umana e sportiva. Un giocatore unico, salito al quarto posto tra i migliori marcatori della storia nerazzurra

Quella corsa di 70 metri di Mario Pasalic per un gol dai mille significati e dedicato al papà

Minuto 95, cross basso di Biraghi – con tutto il Torino proteso in avanti – intercettato di testa da Scamacca. Mario Pasalic prende palla sulla trequarti difensiva e parte. A occhio, siamo tra i 60 e i 70 metri di allungo conclusi con un sinistro piazzato tra palo e portiere per il 2-0 finale dei bergamaschi.

Quello che accade subito dopo è emozionante: il croato si lascia andare a un pianto liberatorio con le mani rivolte al cielo. È la dedica per il padre, scomparso improvvisamente a pochi giorni dal Natale. Un gesto che non ha bisogno di nessun commento.

Quello che c’è in quel gol, tuttavia, è ancora più profondo e importante. Pasalic, da sabato sera (10 gennaio), è il quarto marcatore della storia dell’Atalanta. I gol in partite ufficiali sono 63, ha staccato Cominelli fermo a 62. Nelle 320 partite giocate con la Dea, il numero 8 è alle spalle per gol segnati solo a Doni (112), Zapata (82) e Muriel (68) e davanti ad altri grandi giocatori come Ilicic (60), Gomez (59), Bassetto (57) e Denis (56). Se consideriamo solo la Serie A, quello al Torino è i gol numero 49 in 247 partite.

La cosa incredibile è che Pasalic non gioca in un ruolo solo. Quando Palladino lo chiama in causa, lui risponde presente. Che si tratti di fare il centrocampista puro o l’attaccante esterno, il rifinitore o la punta centrale, lui c’è.

Elementi come il croato sono la fortuna degli allenatori, perché incarnano il vero senso del professionismo e non falliscono mai le partite in cui gli viene chiesto di dimostrarlo. Una vera fortuna, uomini d’acciaio sui cui si può sempre fare affidamento.