Quelle parole dell’ultrà Valo «Mercato? Restiamo umili»

Quelle parole dell’ultrà Valo «Mercato? Restiamo umili»
Atalanta 10 Luglio 2018 ore 09:36

In questo momento, con il mister che chiede rinforzi e la grande attesa per qualche ufficialità, i tifosi sono spaccati. Il rinnovo degli abbonamenti procede a buon ritmo, la Festa della Dea ormai è alle porte e tra la gente i discorsi si dividono tra campo e mercato. Ci sono i critici e i fiduciosi, c’è chi accusa l’Atalanta di essere in ritardo e chi invece ricorda le basi del sostegno verso la squadra e invita tutti a non perdere contatto con la realtà. È il caso del Valo, ultras della Curva molto attivo anche su Facebook, dove nelle scorse ore ha pubblicato un lungo post con il suo pensiero sul mercato.

 

 

L’allergia al mercato. «Giusto per ribadire il concetto in modo un po’ più dettagliato: il calciomercato non l’ho mai sopportato – esordisce il ragazzo della Nord -. Nomi che vanno, nomi che vengono… Giocatori e procuratori che alla prima stagione positiva dopo diverse stagioni anonime puntano i piedi come bambini viziati e dimenticano il privilegio di fare il mestiere più bello del mondo indossando una gloriosa maglia. Sono situazioni che mi nauseano ma che ormai in questo calcio malato e privo di valori come senso di appartenenza e riconoscenza fanno parte del gioco, per cui cerco di turarmi il naso, di non curarmene ed andare avanti per la mia strada tenendomi stretta quella passione che ormai è rimasta viva solo sugli spalti, soprattutto nei settori più popolari, dove si vive alla vecchia maniera, si gioisce, si impreca e si soffre lontano dai lustrini di catering, sponsor e marketing».

Il richiamo ai tifosi atalantini. «Credevo però – continua il Valo – che questi atteggiamenti non intaccassero mai il nostro essere tifosi sopra ogni cosa, quell’amare la maglia e i colori indifferentemente da chi li indossa, dalla categoria e dall’avversario… Ma ultimamente anche questa certezza è venuta un po’ meno. Sarà che i social hanno la facoltà di amplificare quelle che una volta erano e restavano chiacchiere da bar, che ognuno può erigersi ad esperto di calcio, di mercato e di bilancio, ma più leggo alcuni articoli e commenti e più mi rendo conto di vivere la mia passione in un modo diverso da chi scrive. Io non dimentico quando giravamo l’Italia in massa da ultimi in classifica per i nostri colori e vado fiero della nostra storia, che ci ha portati a Lione ma anche a Portogruaro, che ci ha visti affrontare il Borussia ma anche il Gubbio. A me sinceramente non interessa quello che dicono Sartori o Gasperini su chi è arrivato, su chi arriverà o su chi se ne andrà. Perché il mio compito è sostenere chi indossa quella maglia indifferentemente dal fatto che si chiami Cristante o Traore, Caldara o Varnier, che giochi in nazionale o che arrivi dal Gandosso».

 

 

Prima la maglia, sempre. «Se non è chiaro a TUTTI questo concetto – conclude il Valo -, tradiamo la nostra indole: la maglia e i colori vengono prima di qualsiasi nome e chi la indossa con impegno e sudore merita sostegno incondizionato. Punto! Se poi perdiamo un campione e arriva un brocco che ci mette voglia e rabbia allora dobbiamo compensare noi la carenza e dare ancora più sostegno perché questo è quello che siamo sempre stati e che dobbiamo continuare ad essere. Abbiamo applaudito ed acclamato gente che aveva due prisme al posto dei piedi perché onorava la maglia con corsa, impegno e sudore, e deve continuare ad essere così! Se due stagioni in Europa bastano per farci dimenticare chi siamo e da dove arriviamo allora probabilmente non abbiamo capito un cazzo… Noi non siamo quelli che sbavano per i nomi scritti sulle spalle, noi siamo l’Atalanta e vogliamo Uomini prima che campioni! Il salto di qualità cominciamo a farlo sugli spalti riscoprendo il valore che ci ha reso grandi: umiltà! SOLO ATALANTA».

Tra campo ed emozioni. Un punto di vista così innamorato non può passare inosservato. Tutti, indistintamente, abbiamo a cuore solo il bene della squadra e se da un lato è chiaro che ci sia qualche problema sul mercato d’altro canto è assolutamente condivisibile il punto di vista di chi ricorda che l’Atalanta si sostiene per lo stemma sul petto e non per il nome sulle spalle. Gasperini, e noi con lui, auspica una squadra sempre più forte, ma se qualcuno pensa che i Percassi non siano sulla stessa lunghezza d’onda si sbaglia di grosso. Nei momenti difficili, tutte le famiglie si stringono e cercano di farsi forza: non c’è nulla di irrecuperabile e certamente qualche innesto arriverà, ma non è questo il momento di puntare il dito. Siamo bergamaschi e atalantini, nessuno lo dimentichi.

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