Reja, cosa non funziona? Tutti quei cambi di modulo

Reja, cosa non funziona? Tutti quei cambi di modulo
06 Aprile 2015 ore 09:07

La delusione per la sconfitta subita dal Torino è ancora forte. L’Atalanta ha fatto passare una sofferta Pasqua a tutti i suoi tifosi, il 2-1 granata ha amplificato la rimonta del Cesena sul Verona, ma il nocciolo della questione, analizzando le scelte tattiche di Edy Reja, è molto semplice: la squadra a disposizione del tecnico goriziano, oggi, non è in grado di recepire troppi cambi tattici in 90 minuti. Si genera confusione, si alza la tensione e, se la paura di sbagliare è già forte, il rischio di non farcela è altissimo. 

Dal 3-4-1-2 alla sorpresa 5-3-1-1. Ve lo abbiamo raccontato per parecchi giorni: fin dall’inizio della settimana Edy Reja ha provato a Zingonia uno schieramento con tre difensori, quattro centrocampisti e Maxi alle spalle di Pinilla e Bianchi. Durante la conferenza stampa di presentazione, il tecnico ha ribadito come quella provata fosse un’opzione molto probabile e nonostante qualche tentativo di sviare i giornalisti («Non ho ancora deciso», aveva detto) il 3-5-1-1 trapelato nell’ultima domanda della chiacchierata con i giornalisti pareva la classica boutade. Ed invece, a sorpresa, fin dalla rifinitura di venerdì pomeriggio Reja ha virato su uno schieramento speculare a quello dei granata con una punta in meno (Bianchi) ed un centrocampista in più (Migliaccio). Il risultato è stata una squadra timorosa e preoccupata dell’avversario, incapace di alzare con costanza il baricentro e schiacciata dal Torino.

Episodi emblematici. Emblematici, nel primo tempo, alcuni episodi. Migliaccio e Dramè, in almeno tre occasioni, hanno faticato a trovare i tempi giusti di chiusura su Bruno Peres e Vives. I due compagni si sono chiamati e si sono confrontati direttamente sul campo, non sono arrivati grandi pericoli, ma la scena ha messo in evidenza come tutto non fosse ben chiaro. Sempre Dramè ha avuto uno scambio di opinioni (più colorite) con Maxi Moralez, che non sono sfuggite alla tribuna. 

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Dopo Quagliarella, il 4-3-3. Dopo il vantaggio dei granata, Reja ha sistemato i suoi giocatori (era da poco passato il 20esimo minuto) con un 4-3-3 che prevedeva Zappacosta e Moralez ai lati di Pinilla. In mezzo al campo non è cambiato nulla per Migliaccio, Cigarini e Carmona, mentre in difesa Bellini a destra e Dramè a sinistra si sono ritrovati a fare i terzini. 

Errore di Stendardo. Così, gol di Glik a parte (l’errore di Stendardo è stato troppo grave per essere gestibile con qualsivoglia soluzione tattica), va detto che l’Atalanta ha prodotto proprio nella seconda parte della prima frazione di gioco i due pericoli più importanti dalle parti di Padelli. Il destro di Zappacosta dopo la mezz’ora e la zuccata di Migliaccio al 41esimo sono infatti le uniche due occasioni in cui la Dea ha impegnato il portiere avversario.  Questo non significa che il 4-3-3 è la soluzione ideale ma, numeri alla mano, l’Atalanta ha prodotto di più e rischiato di meno proprio con questo schieramento. Il giallo a Carmona e il mancato rigore assegnato a Pinilla hanno alzato parecchio la tensione in campo.

Ripresa con il 4-4-1-1 prima e il 4-2-4 poi. Ripresa: da più parti si afferma che l’Atalanta abbia giocato bene, dando segnali importanti perché schierata con il modulo conosciuto. È vero che l’ingresso di D’Alessandro al posto di Carmona (la sua irruenza evidentemente non lasciava tranquillo l’allenatore) ha ridisegnato la squadra con due linee da quattro giocatori, ma basta ripercorrere le azioni del match per capire che la Dea ha rischiato molto di più di subire il terzo gol piuttosto che di pareggiare. Pensandoci bene, la clamorosa rovesciata di Pinilla che ha segnato il 2-1 è l’unico tiro degno di questo nome della ripresa. Il Torino, di contro, ha costruito in contropiede almeno cinque occasioni limpide per triplicare, e Sportiello ha detto di no a Vives, El Kaddouri e Amauri con Bruno Peres e Quagliarella che si sono fermati poco prima della conclusione. La volontà non è mancata, la cattiveria è migliorata (fare peggio del primo tempo era francamente difficile…) ma il Reja-pensiero era corretto: con il 4-4-1-1, il Torino nelle ripartenze avrebbe spaccato la partita. Quindi era giusto partire con uno schieramento diverso, quello che non ha affatto funzionato è stato il continuo cambio di strategia. Compreso il 4-2-4 visto nel finale.

Confusione e paura non vanno d’accordo. Riassumendo, contro il Torino Edy Reja ha cambiato troppo spesso modulo. I giocatori si sono allenati per giocare con Maxi alle spalle di due punte, sono partiti con il solo Pinilla in avanti e hanno finito con il cileno, Bianchi, Migliaccio e pure Stendardo supportati da Maxi e D’Alessandro ai lati. Con i cambi (Masiello per Bellini e Bianchi per Zappacosta) il tecnico non ha dato quell’impulso tattico che gli era riuscito sul campo del Napoli, e proprio perché quella contro il Sassuolo è la partita della “vita” come definita da Reja, la cosa migliore da fare è stringersi a Zingonia e, tutti assieme, lavorare su testa e gambe per centrare la vittoria.

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Districarsi tra i moduli. Se Reja, conoscitore di calcio e uomo di campo abituato a “sentire” i suoi giocatori giorno per giorno, punta sul 3-4-1-2 per una settimana intera, è giusto lo porti in campo. Stesso discorso per il 3-5-2, il 4-3-3 o qualsiasi altro sistema di gioco. In questo momento troppi cambiamenti sono controproducenti perché il gruppo ha dimostrato di non avere lo spessore comportamentale per assorbire velocemente le nuove indicazioni. Poche cose, provate bene e fatte senza paura. Il 4-4-1-1, per lunghi tratti di questo campionato, ha provocato una sterilità offensiva da far paura, quindi se il nuovo mister prova cose diverse bisogna lasciarlo lavorare. 

Cercare punti per salvarsi. Certo, in casa contro un avversario da battere tutti vorremmo vedere 20 occasioni da gol e una squadra con il fuoco negli occhi. Non è questa l’Atalanta che adesso abbiamo di fronte agli occhi. Che Reja lavori tranquillo cercando con i suoi ragazzi la strategia migliore da portare avanti fino alla fine. Senza continui stravolgimenti, con il solo obiettivo di conquistare i pochi punti che servono ancora per la salvezza.  

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