C’è un passaggio della conferenza di Sarri alla vigilia di Roma-Atalanta che sembra banale e invece merita grandissima attenzione.
Nelle classiche parole della vigilia in cui un allenatore parla bene del collega prossimo avversario, il tecnico della Dea ha detto: «Io e Gasperini bbiamo due filosofie di calcio diverse, ma questo non mi fa cambiare idea. Nel calcio hanno vinto squadre che giocano in modo molto diverso, non c’è un modo solo per vincere e credo che sia importante fare le cose fatte bene».
Il concetto, ribadito prima del match, deve valere anche dopo. A prescindere dal risultato. Non è un mettere le mani avanti, ma accettare che il risultato possa essere diverso da quello perseguito e comprendere che questo non deve fare abbandonare la strada che si sta percorrendo con convinzione.
Sarri è stato chiaro: siamo indietro, il livello è ancora basso, non abbiamo una condizione atletica ottimale. Ma andiamo a Roma e giochiamo con le nostre caratteristiche, consapevoli che in questo momento non siamo al top di quello che potremmo essere.
Fare certe dichiarazioni significa credere in quello che fai, che proponi alla squadra, che vedi nel gruppo. Prima del risultato, in questo momento pesa vedere se la squadra continua nel suo percorso. Vincere o perdere sposta punti in classifica che, alla terza giornata, non pesano molto. Pesa di più se perdi tempo per fare qualcosa di diverso rispetto a quello che hai preparato. Che non vuol dire fraseggiare davanti a Carnesecchi al 91′ se sei avanti 1-0, ma partire con il piano gara preparato. L’identità che si costruisce parte da qui, non dai risultati.