Parliamo di un altro sport. Qualcosa che vive in una dimensione che noi umani amanti del pallone possiamo solo guardare e ammirare. Soprattutto se siamo in Italia e certe partite non le vedremo mai. Dal vivo, stando sulle tribune.
Ieri sera (28 aprile), al Parco dei Principi di Parigi dove la Dea di Juric ha perso 4-0 con Carnesecchi migliore in campo nella prima gara di Champions della stagione, il Psg ha piegato 5-4 il Bayern Monaco (ultima squadra affrontata dall’Atalanta) al termine di una gara assurda.
Vedere quel tipo di confronto, apprezzare perfino il modo in cui vengono battuti calci d’inizio e rimesse laterali, capire che certi giocatori si possono ammirare solo in tv per chi vive il pallone del nostro Paese è un’analisi fin troppo semplice e comprensibile anche a chi guarda le partite con occhio più distratto.
Come in tutte le cose, ci sono livelli e capacità che vengono messi in campo per provare a raggiungere il risultato: Paris Saint-Germain e Bayern Monaco sono qualcosa di sensazionale, sotto tutti i punti di vista.
La riflessione, oltre che solleticare gli amanti del calcio che si sono concessi 90′ più recupero di spettacolo puro, serve anche per “pesare” quello che l’Atalanta non ha potuto fare nelle tre sfide giocare contro queste due formazioni. Le tante reti prese, la costante sensazione di aver davanti giocatori imprendibili e la consapevolezza che confrontarsi con loro è importante per capire dove si può crescere anche nelle piccole cose rimangono alcuni degli aspetti più importanti che il cammino nerazzurro in Champions di questa stagione lasciano. E parliamo della squadra italiana che è andata più avanti di tutte.