Atalanta
Leader silenzioso

Si chiude il ritiro, parla Freuler: «Si lavora tanto, è dura ma ci servirà»

Lo svizzero, nonostante il Mondiale che lo attende, è molto concentrato sulla Dea e la voglia di riscatto dopo la passata stagione

Si chiude il ritiro, parla Freuler: «Si lavora tanto, è dura ma ci servirà»
Atalanta Val Seriana, 16 Luglio 2022 ore 08:45

di Fabio Gennari

«Finalmente possiamo fare la preparazione tradizionale, negli ultimi due anni non potevamo stare qua a preparare la stagione. Queste sedute di lavoro ci permettono di avere una fisicità importante, in passato ci ha aiutato molto contro ogni avversario, soprattutto nella seconda parte di stagione. Come dice il mister, per noi può essere l'anno zero, quello in cui ripartire».

Remo Freuler è ormai un veterano dei ritiri atalantini (è il settimo per lui, sempre presente con Gasperini), in questa fase dell'anno c'è da faticare ma se si vuole restare in alto bisogna che le gambe girino a mille.

A poco più di un mese dall'inizio delle gare ufficiali, il numero 11 della Dea non pensa a quale può essere l'obiettivo della squadra: «Non ce ne poniamo uno in questo momento, pensiamo solo a lavorare sodo e a fare meglio dell'anno scorso, soprattutto in casa, dove abbiamo vinto solo quattro partite. Vogliamo restare in alto». Appunto, restare in alto. Uno dei fedelissimi del Gasp non lo dice, ma è presto per parlare delle forze in campo, di nuovi arrivi e di come può cambiare il modo di giocare della Dea.

Con il Mondiale di mezzo, tra l'altro, difficile dire come sarà la stagione, ma già nel mercato si vedono cose interessanti. «Siamo solo all'inizio delle trattative, può succedere ancora di tutto. Tutti vogliono migliorare, non è sempre facile il mercato, anche perché i prezzi sono cambiati: se volevi comprare uno da 5 milioni magari ora costa 20, è tutto più difficile. La Juve e l’Inter sono migliorate, il Milan rimane la stessa squadra (ma è comunque forte), la Roma ha comprato poco, la Fiorentina invece ha acquisito molti giocatori. Vedremo sul campo, lì è un’altra storia».

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