Un po’ di chiarezza sullo stadio e sulle tempistiche per i lavori

Un po’ di chiarezza sullo stadio e sulle tempistiche per i lavori
09 Febbraio 2018 ore 10:56

Un labirinto di regole, permessi, tempi tecnici e potenziali intoppi sempre in agguato. In Italia, quindi anche a Bergamo, quando ci si ritrova a lavorare con la pubblica amministrazione non c’è mai da stare sereni fino in fondo e il paradosso è che capita pure che non sia colpa, sostanzialmente, di nessuno. Dopo l’acquisto con regolare bando pubblico dal Comune di Bergamo dello stadio Atleti Azzurri d’Italia, l’Atalanta è alle prese con una vera e propria corsa contro il tempo, ma le ultime indiscrezioni, rilanciate da L’Eco di Bergamo, fanno pensare ad uno slittamento dei tempi e, nel caso peggiore, ad un rinvio di un anno dei lavori di ristrutturazione.

 

 

La situazione: almeno 150 giorni per l’inizio dei lavori. Dal punto di vista progettuale, non ci sono particolari criticità da smarcare né in casa Atalanta né in Comune. I progettisti e i tecnici di Palazzo Frizzoni stanno lavorando al massimo per accorciare i tempi ma ci sono passaggi che (senza entrare troppo nel tecnico) richiedono attese che non si possono limare. La stima è che siano necessari almeno 150 giorni da oggi per l’inizio dei lavori e bisogna considerare che in gioco ci sono diverse entità: il Comune, l’Arpa, l’Osservatorio, Ats, ecc.. Insomma, la partita si gioca su diversi tavoli. Per un intervento di questo tipo è necessario avere pareri, permessi e verifiche sui progetti da parte di molti interlocutori, il desiderio della proprietà nerazzurra era quello di iniziare i lavori a fine maggio per sfruttare al meglio l’estete e incastrare i cento giorni stimati per la realizzazione del primo intervento sulla Curva Pisani. Le ultime indiscrezioni parlano della possibilità che il Comune comunichi alla società nerazzurra la data di inizio lavori alla fine di febbraio e il periodo buono dovrebbe essere tra la metà e la fine di luglio.

Lo scenario: l’Atalanta non giocherà altrove e senza Curva. Solo quando ci sarà una data certa di inizio lavori l’Atalanta deciderà in modo dettagliato il programma di lavoro e si potranno conoscere i tempi definitivi di realizzazione della ristrutturazione dello stadio. Attualmente lo scenario è difficile da ipotizzare, quello che però trapela è l’intenzione da parte del club orobico di rimanere a giocare a Bergamo e di farlo con la Curva aperta. Nessun trasloco altrove e per ora scartata l’ipotesi di scendere in campo senza la Nord che spinge. Il settore più caldo del tifo atalantino è anche quello più capiente. Con circa seimila posti a disposizione (senza considerare i Distinti Nord, che comunque danno spazio ad altre centinaia di tifosi), lo stadio diventerebbe difficile da gestire, soprattutto perché la capienza complessiva è di circa ventimila persone compreso il settore ospiti: senza la Curva, non ci sarebbe spazio nemmeno per tutti gli abbonati attuali e quindi non si può pensar di fare come hanno fatto a Udine, dove la Tribuna Centrale ha dato “ospitalità” a tutti mentre il cantiere dello stadio (per mesi) è andato avanti senza intoppi.

 

 

Le opzioni possibili: tutto da valutare a inizio marzo. Come detto, una data certa di inizio lavori si conoscerà ad inizio marzo, oggi lo slittamento di un anno è una possibilità sul tavolo ma non sono escluse altre soluzioni. Il progetto dovrà essere approvato per intero (quindi non sarà spacchettato in lotti) e i cento giorni di lavoro sono comunque da mettere in conto per la realizzazione completa della nuova Curva. Una soluzione potrebbe essere, ad esempio, iniziare con la demolizione e la ricostruzione della nuova gradinata senza la copertura. Ma è tutto da valutare. Dal punto di vista tecnico, si tratta di un’idea da approfondire con i progettisti, ma la deduzione che se ne trae è semplice: senza la copertura, servirebbe meno tempo, non sarebbe nemmeno necessario intervenire subito sui pali esterni di illuminazione. Si potrebbe eventualmente cercare di incastrare questo intervento nella pausa invernale o direttamente a fine stagione. L’idea invece di iniziare prima con la Curva Morosini non sembra spostare il problema, visto che i posti in gioco sarebbero meno ma da quella parte dell’impianto va fatto anche il parcheggio e si trova anche la cabina di distribuzione.

Atalanta apripista, non ci sono esempi da imitare. La domanda che circola tra i tifosi in queste ore è: chi ha sbagliato? Di chi è la colpa? Ribadiamo il concetto: non c’è un colpevole, non c’è qualcuno su cui puntare il dito. La realtà è che ci sono una serie di passaggi mai provati prima su un caso di questo tipo. Paradossalmente, in una situazione così non è vantaggioso essere i primi perché non ci sono norme e applicazioni delle stesse con cui confrontarsi. In questo clima di incertezza, ci sono comunque alcuni paletti che non possono che lasciare tranquilli tutti i tifosi. Lo stadio è dell’Atalanta e sarà ristrutturato nei tempi previsti dal bando, iniziare a maggio avrebbe significato chiudere la partita in anticipo rispetto al tempo massimo (sei anni), ma se non sarà possibile farlo in tre anni lo si farà in quattro. Dopo decenni di immobilismo, però, questo è un dettaglio. Fastidioso, ma pur sempre un dettaglio. E poi, se tutto iniziasse nell’estate 2019, l’Atalanta sarebbe l’unica a giocare nello stadio rinnovato visto che la coabitazione con l’Albinoleffe scadrà il 30 giugno 2019. Anche questa è, in fondo, una buona notizia.

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