Niente da fare

Valencia-Atalanta, sentenza dalle autorità sanitarie spagnole: «Porte chiuse, decisione definitiva»

Le autorità mediche locali insistono per lasciare vuoto il Mestalla. Si attende solo la conferma della Uefa

Valencia-Atalanta, sentenza dalle autorità sanitarie spagnole: «Porte chiuse, decisione definitiva»
04 Marzo 2020 ore 23:55

Dopo le parole del dottor Lleo del Dipartimento di Sanità del Governo centrale di Madrid, nella serata di ieri (4 marzo) è arrivata anche la dura presa si posizione di Ana Barcelò, Consellera de Sanitat e Salut Publica: «Il Valencia giocherà a porte chiuse, è una decisione definitiva». Queste parole, riportate da Marca, confermano che per i tifosi nerazzurri non ci sono possibilità di andare al Mestalla il 10 marzo. Prima della “ratifica” della decisione da parte della Uefa, infatti, nella tardi mattinata di oggi, 5 marzo, è arrivato anche il comunicato della società nerazzurra a chiudere ogni spiraglio:

«In considerazione della recente decisione emessa dalla Consellería de Sanidad de la Comunidad Valenciana (Ministero della Salute di Valencia) e del comunicato della Federazione Spagnola – si legge sul portale dell’Atalanta -, la Uefa conferma che la partita Valencia-Atalanta, valida quale ritorno degli ottavi di finale di Uefa Champions League, si potrà disputare come da programma (in termini di data, orario di inizio e sede), ma dovrà svolgersi a porte chiuse, vale a dire che nessun possessore di biglietto (acquistato sia dal club di casa, sia dal club in trasferta che tramite la Uefa) sarà autorizzato ad assistere alla partita».

Purtroppo non è dato sapere del perché venga usato un approccio così netto per una situazione che porterebbe circa due migliaia di bergamaschi in Spagna, poca roba a confronto delle centinaia di migliaia di turisti che affollano già in questi giorni Valencia per le Fallas. Dalle dichiarazioni della dottoressa Barcelò, però, si capisce anche come il Valencia abbia provato a far entrare lo stesso i suoi abbonati lasciando fuori i bergamaschi: «Non è una questione di controllo, ma di salute pubblica. Riguarda tutti. Spero che i tifosi italiani non vengano per la partita, la libera circolazione delle persone comunque non è vietata».

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