Zukanovic tra ricordi e Napoli Una “coccinella” per la Dea

Zukanovic tra ricordi e Napoli Una “coccinella” per la Dea
01 Ottobre 2016 ore 09:32

Nella sua lingua si chiama “bubamara”, dalle nostre parti coccinella. Un animaletto piccolo piccolo, che porta però una grande fortuna. Forse è quella che servirà alla Dea domenica contro la corazzata Napoli, certamente è stato un ingrediente importante nella vita calcistica di Ervin Zukanovic, che proprio grazie ad una scuola calcio nata nel 1993 a Sarajevo, il Klub Bubamara, ha superato gli orrori della guerra e ha guardato al futuro con il sorriso di un bambino che voleva e che vuole solo giocare a pallone.

 

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[Una foto degli Anni ’90 del Klub Bubamara]

 

Dalla guerra al calcio che conta. «Quella scuola calcio – racconta Zukanovic nella sala stampa di Zingonia – si chiamava proprio Bubamara ed è stato qualcosa di incredibile. In alcuni momenti lì ci sono stati anche 800 bambini e se pensate che, quando è nata, la nostra terra era appena uscita dalla guerra è facile capire come sia stata fondamentale. Da quella scuola calcio sono passato al Željezničar insieme a tanti amici e poi la vita ci ha portato in giro per l’Europa. Nella Nazionale bosniaca oggi siamo in 4 ad aver fatto un percorso di questo tipo». La chiacchierata con il difensore bosniaco dal piede gentile ci ha permesso di conoscerlo meglio. Nonostante il fisico statuario, Zukanovic qualche anno fa è stato premiato come uno dei crossatori migliori d’Europa. A Bergamo, vista la posizione in campo, ci accontenteremmo di vederlo insaccare qualche punizione. «Sono arrivato in Italia come terzino sinistro, il modulo del Chievo mi chiedeva grande spinta e quindi era normale trovarsi spesso al cross. A Genova con la Samp e poi a Roma ho perso un po’ di sensibilità nel calciare le punizioni ma mi sto allenando e conto di riprendere presto anche quel tipo di discorso».

 

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Dal Crotone al Napoli in pochi giorni. Il presente atalantino si chiama Napoli, ma pochi giorni fa gli orobici hanno conquistato una vittoria fondamentale a Crotone: «Pensavo che ci potessero essere più difficoltà e invece siamo scesi in campo molto bene. Abbiamo fatto subito nostra una partita che andava vinta. Giocando bene o giocando male, non importava: la gara di lunedì andava vinta. Stiamo lavorando molto per sistemare i problemi, credo che in certe situazioni sia fondamentale attaccare e difendere in undici dando tutti quanti il massimo. Se anche uno solo si ferma, la squadra fatica. E per far sì che questo non accada, non c’è altra via che il lavoro». Lo sguardo di Zukanovic in alcuni frangenti è perfino tagliente, ha una tranquillità che disarma e nemmeno quando gli si chiede come si trova a Bergamo dopo essere stato a Roma il discorso si sposta dal campo: «Sono un tipo molto tranquillo e il mio pensiero passa sempre dal campo. Con la mia famiglia a Bergamo stiamo bene, ma in generale non mi preoccupo molto di dove si vive: è tutto ok, abbiamo una casa e non siamo in mezzo ad una strada. Preferisco guardare al campo, a cosa abbiamo a disposizione per allenarci, alla società, all’ambiente a tutto quello che gira intorno alla nostra attività: da tutti i punti di vista, qui a Bergamo mi trovo veramente molto bene».

 

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A Bergamo coinvolto nel progetto. Le strutture e l’organizzazione sono importanti ma per uno come Zukanovic la parola d’ordine è coinvolgimento: «Ero a Roma e non giocavo, facevo parte della rosa ma non mi sentivo parte della squadra. Io sono contento e felice se mi sento coinvolto, se sono “dentro” al progetto e se posso lavorare per lottare insieme ai miei compagni. Dopo l’esperienza a Genova potevo andare a giocare in Germania. Era tutto fatto ma la mattina che dovevo prendere l’aereo mi sono svegliato e alle 6 ho chiamato il mio procuratore: “Non me la sento, non voglio andare in Germania”. Poche ore dopo arrivò la Roma. Cerco stabilità, sono un po’ saturo di spostamenti e viaggi: abbiamo un bambino, un secondo è in arrivo quindi vogliamo stare tranquilli. Voglio pensare solo al campo». Sul campo, domenica, arriva il Napoli: «Una squadra forte, completa e che gioca veramente con il coinvolgimento di tutti. Chi toglierei a loro? Nessuno, tanto ne hanno uno bravo più o meno allo stesso livello pronto ad entrare. Senza Higuain il Napoli è più forte, Milik mi sembra davvero forte e completo. Sarà una gara durissima, giochiamo in casa e l’ambiente può darci una grossa mano perché giocare a Bergamo è complicato per tutti: abbiamo già iniziato a provare le contromosse, dovremo essere bravi tutti assieme muovendoci da squadra».

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