Dal 24 ottobre anche la filiale Crédit Agricole di piazza Italia, ad Alzano Lombardo, diventerà completamente cashless. Una scelta che preoccupa soprattutto i commercianti del centro storico, abituati da anni a utilizzare lo sportello per le operazioni con il contante e, in particolare, per il cambio moneta. A sollevare la questione è Antonio Terzi, titolare della Cartolibreria Nani e presidente di Confesercenti Bergamo, che parla di «un ulteriore servizio che viene meno» in un centro già alle prese con le difficoltà del commercio di vicinato.
«Dovrete andare alla nostra sede in centro a Bergamo», sarebbe stata la risposta della direttrice della filiale alla richiesta di chiarimenti. Una decisione poi confermata dalla direzione generale, che l’ha definita una «scelta di carattere organizzativo e distributivo della Banca». Terzi contesta soprattutto le conseguenze pratiche per gli esercenti. «Per noi il cambio moneta è un servizio utilizzato praticamente ogni giorno per poter garantire a nostra volta il servizio ai cittadini», osserva. E ricorda che nei mesi estivi la cassa era già disponibile soltanto il martedì e il giovedì. «È come se un fruttivendolo vendesse le banane al lunedì e le pesche al martedì».
Secondo Terzi, però, il tema va oltre la singola filiale. «Si tagliano i servizi che non sono redditizi per la banca», sostiene, mentre a farne le spese sono cittadini e imprese. E c’è anche una questione legata alla sicurezza: «Mi chiedo come queste scelte siano compatibili con le indicazioni sulla gestione del contante e sulla prevenzione della microcriminalità».
Da qui la prospettiva di interrompere i rapporti con l’istituto. «A noi non resta che rispondere a queste scelte chiudendo tutti i rapporti con chi si comporta così», afferma Terzi, spiegando che cambiare banca comporterà «costi e disagi», oltre alla modifica di abitudini consolidate.
La critica finale riguarda il ruolo stesso degli istituti di credito: «Le banche, come le Poste, non sono un presidio qualsiasi. Devono comprendere che svolgono anche un ruolo sociale». Altrimenti, conclude Terzi, «si estraniano dal tessuto in cui operano, acuendone le difficoltà». E la domanda resta sospesa: «Se questa è innovazione…».