Attualità
Su iniziativa dell'Ats

Adesso medici di base e medici ospedalieri si parlano (ed è una novità non da poco)

Subito risolti alcuni problemi burocratici come le ricette "urgenti" spesso rifiutate dai Cup. Disponibilità e voglia di confronto da parte di tutti, o quasi

Adesso medici di base e medici ospedalieri si parlano (ed è una novità non da poco)
Attualità 12 Febbraio 2022 ore 09:22

di Paolo Aresi

Sono tutti contenti e lo dicono apertamente. Sono contenti di essersi incontrati, di avere parlato. Sono convinti che sia soltanto un primo passo, ma che ci sia la volontà di mettersi in cammino. Nei giorni scorsi, sei rappresentanti dei medici di base dei diversi “Cdrt” (Centri di riferimento territoriale) hanno incontrato i direttori sanitari degli ospedali bergamaschi, pubblici e convenzionati, su iniziativa dell’Ats. Quindi il direttore generale di Ats (Massimo Giupponi) e i direttori del Papa Giovanni, dell’Asst di Seriate e di Treviglio, della Humanitas Gavazzeni, della clinica Quarenghi, della San Francesco... Si sono incontrati senza spade e senza armatura, per darsi una mano in maniera reciproca, per affrontare insieme i tanti e drammatici problemi della sanità, dell’assistenza al cittadino.

Dice Valentino Colombi, medico di medicina generale a Torre Boldone, 1600 persone assistite: «Dal punto di vista concreto, non si è deciso nulla di particolare, però abbiamo avviato il dialogo e questo penso sia fondamentale. Finora, la componente della medicina del territorio aveva criticato la burocrazia e gli ospedalieri, e viceversa. Adesso abbiamo l’occasione di capirci e di darci una mano reciproca. Tutti si sono dimostrati molto disponibili, le problematiche sono state riconosciute, abbiamo cominciato affrontandone alcune di prassi quotidiana, a cominciare dalla priorità delle ricette e dei piani terapeutici della cardiologia».

Il tema della priorità riguarda le visite specialistiche. I medici di base indicano sulla ricetta delle priorità, cioè se la visita è più o meno urgente. Spesso i Cup, centri unici di prenotazione degli ospedali, rispediscono l’assistito al mittente dicendo che in quella priorità (per esempio la visita entro dieci giorni) non c’è più alcun posto. Rimandano indietro ricetta e malato e chiedono di modificare la priorità in maniera che sia in sintonia con le liste di attesa. Significa magari passare da un’attesa di dieci giorni a un’attesa di tre mesi. Inaccettabile. Su questo punto è partita una discussione franca.

Ha detto Angela Milesi, medico di base: «Oggi, per esempio, ho chiesto una radiografia e un’ecografia alla spalla per un paziente su un’unica ricetta perché si tratta sempre della Radiologia. Al Cup hanno detto al paziente che poteva fare i raggi in una certa giornata, ma che doveva poi tornare da me e farsi dare una nuova ricetta perché l’ecografia non poteva prenotarla nei tempi richiesti. Questo modo raddoppia i tempi e i disagi per i pazienti. Non potevano tenere quella ricetta, fare al limite una fotocopia e fissare un altro appuntamento per l’ecografia? Dobbiamo andare oltre questi imbuti burocratici».

Altro tema, la cardiologia, in particolare la “Nota 97” sul Piano terapeutico elettronico. Dice Roberto Longaretti, medico di base: «Dopo una terapia per scompenso cardiaco, ad esempio, la visita di controllo dovrebbe venire effettuata dopo circa trenta giorni e dovrebbe essere lo stesso cardiologo a prescriverla e a preparare un piano terapeutico. Invece talvolta non lo fa e il paziente deve farsi preparare la ricetta da noi medici di medicina generale che dobbiamo emetterla con una certa priorità. Il paziente deve poi rivolgersi al Cup che magari risponde che quella priorità non si può rispettare perché non c’è posto...».

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