Luogo di fede

All’aeroporto di Orio inaugurata la nuova cappella, con tre reliquie nell’altare

Lo spazio per la preghiera si trova nell'area partenze, dopo i controlli di sicurezza. A benedirlo è stato il vescovo Francesco Beschi

All’aeroporto di Orio inaugurata la nuova cappella, con tre reliquie nell’altare
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All’aeroporto di Orio è stata inaugurata ieri (venerdì 6 novembre) la nuova cappella, situata nel terminal partenze, nell’area riservata ai passeggeri che hanno già superato i controlli di sicurezza e attendono l’imbarco.

 

 

La cerimonia, alla presenza delle autorità civili e religiose e dei rappresentanti degli enti aeroportuali, si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, che ha anche benedetto la cappella.

Ad aprire l’inaugurazione è stato il presidente di Sacbo, Giovanni Sanga, che ha ricordato il percorso condiviso con Enac e Curia vescovile per arrivare alla scelta di collocare la cappella nell’area airside: «L’aeroporto è una città in movimento, dove si incrociano culture diverse». Un concetto richiamato anche dalle decorazioni del portale d’ingresso, realizzato dallo scultore Luca Cavalca, sulle cui maniglie sono raffigurati alcuni angeli, simbolo di protezione e vicinanza divina.

 

 

Un progetto ispirato al viaggio

La cappella è stata progettata dall’architetto Antonio Laruffa, che ha scelto di interpretare il tema del viaggio non soltanto come spostamento fisico, ma come percorso della vita. L’ambiente è caratterizzato da linee essenziali, da un taglio di luce che lo attraversa e da un presbiterio realizzato in ceppo lombardo, le cui numerose pietre vogliono rappresentare simbolicamente la comunità aeroportuale.

Durante l’omelia, monsignor Beschi ha paragonato il nuovo spazio alla scala biblica che unisce la terra al cielo, indicandolo come un luogo in cui riscoprire il valore dell’umanità e dell’incontro.

Tre reliquie nell’altare

Al termine della celebrazione, il vescovo ha consegnato alla cappella tre reliquie che verranno murate nell’altare: un frammento della Santa Casa di Loreto, una reliquia di Sant’Alessandro, patrono di Bergamo, e una di San Giovanni XXIII.

Proprio quest’ultima assume un significato particolare in un momento storico segnato da guerre e violenze: un richiamo alla testimonianza di pace del pontefice bergamasco, in uno spazio che ogni giorno accoglierà viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.