«Opportuno, anzi doveroso essere presenti nel procedimento penale, esercitando la facoltà di costituirsi parte civile». Così lo scorso 5 maggio i consiglieri comunali di opposizione Andrea Pezzotta, Antonio Bonomi Deleuse, Luca Nosari, Danilo Minuti, Alessandro Carrara, Alberto Ribolla, Ida Tentorio, Arrigo Tremaglia, Cristina Laganà e Giulia Ceci pressavano l’amministrazione sul procedimento penale a carico dell’architetto Antonio Ravalli, accusato di falso per il progetto di ampliamento dell’Accademia Carrara. Il Comune non si infatti costituito parte civile al processo, la cui prima udienza dibattimentale si è svolta lo scorso 8 maggio, e a spiegarne i motivi è l’avvocato Claudia Lenzini.
Perché il Comune di Bergamo non si è costituito parte civile
L’architetto Antonio Ravalli, autore del progetto di riqualificazione dell’Accademia Carrara di Bergamo, è accusato di aver presentato un rendering falso per ottenere l’autorizzazione paesaggistica e dunque indurre un dirigente comunale a dare il via libera al cantiere. «Impregiudicata ogni valutazione sulla fondatezza dell’accusa formulata dalla Procura della Repubblica – scrivevano i consiglieri nella loro interrogazione – è preciso interesse della cittadinanza che venga fatta piena luce sui fatti oggetti del giudizio».
Ma perché l’amministrazione, allora, non si è costituita parte civile nel procedimento? A spiegato è l’avvocato Claudia Lenzini, in una risposta ufficiale all’interrogazione sollevata dai consiglieri di opposizione. L’esposto, si legge, è stato presentato da Piero Piccinelli e ha permesso l’apertura del fascicolo con riferimento all’intervento di restauro di una porzione dell’Accademia Carrara. Il 2 settembre 2025, nel corso del procedimento penale, è stato emesso il decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti dell’architetto Antonio Ravalli, progettista dell’intervento, per l’udienza dell’8 maggio.
Nel decreto di citazione, si legge, l’unica parte offesa individuata risultava Piero Piccinelli: «Il Comune di Bergamo ha ricevuto notizia del procedimento penale dalla stampa, ma non ha ricevuto alcuna notifica di provvedimenti in merito», ha sottolineato Lenzini. Avrebbe potuto costituirsi parte civile, ma non l’ha fatto per diversi motivi: «La riforma Cartabia ha sostanzialmente equiparato l’atto alla citazione civile, che deve esporre in modo preciso i fatti e gli elementi di diritto su cui si fonda la domanda e deve descrivere analiticamente il nesso di causalità tra il reato contestato e il danno subito, specificando le conseguenze pregiudizievoli».
Inoltre, costituendosi parte civile, sarebbe stato necessario incaricare un legale, avvocato penalista, «con relativo impegno di spesa». Considerato tutto questo, «in relazione ai fatti contestati all’imputato, alla luce degli approfondimenti svolti e delle difese formulate davanti al Tar promossi da Silvio e Piero Piccinelli, il Comune ha ritenuto di non costituirsi parte civile, considerato che dalle relazioni dei settori tecnici competenti non emergono, allo stato, danni patrimoniali derivanti dalle asserite condotte di falso contestate».
In ogni caso, il Comune può sempre optare, se ce ne fossero i presupposti e le condizioni, per un’autonoma azione di risarcimento danni, «allo stato attuale non emergenti», in sede civile ordinaria. «Gli uffici continueranno a monitorare l’evoluzione del procedimento penale in oggetto per le successive valutazioni».