Dopo anni di attesa, incertezze e pressioni istituzionali, il Comune di Bergamo ha finalmente ricevuto dal Governo i rimborsi per la gestione dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (Msna).
Pareggiati i conti
Al termine di una procedura lunga e complessa, che ha visto Palazzo Frizzoni sollecitare più volte il Ministero dell’Interno e dell’Economia tramite la Prefettura, sono stati versati otto milioni e 301.912,88 euro, che chiudono il credito maturato per il triennio 2023-2025. Con questi fondi lo squilibrio di bilancio legato all’accoglienza risulta sanato: su costi complessivi rendicontati per sedici milioni e 892.287,07 euro, i rimborsi ottenuti sono pari a sedici milioni e 892.285,17 euro, praticamente azzerando il disavanzo.
Si tratta di una svolta decisiva per il Comune, che aveva vissuto anni difficili segnati da spese anticipate e continui solleciti verso lo Stato per ottenere i contributi dovuti. Una criticità denunciata con forza dall’Amministrazione fin dal 2025, quando Bergamo si era ritrovata tra le città italiane tra le più penalizzate dai mancati rimborsi, con oltre otto milioni ancora a carico delle casse comunali prima delle ultime erogazioni.
Una gestione oltre l’accoglienza
La sindaca Elena Carnevali ha sottolineato come il tema non sia soltanto contabile, ma profondamente legato a un modello di accoglienza che Bergamo ha voluto costruire per essere efficace e inclusivo. «Garantire tutela e accoglienza va ben oltre il tetto e il pasto» ha dichiarato, richiamando l’importanza di percorsi educativi, formativi, linguistici e di supporto psicologico per questi giovani. Secondo Palazzo Frizzoni, l’accoglienza deve portare a nuovi cittadini integrati nella società e nel lavoro, e non limitarsi a una risposta emergenziale.
Non è un concetto isolato: già in passato l’Amministrazione aveva manifestato in diverse sedi la difficoltà di sostenere un sistema virtuoso in assenza di certezze sui rimborsi statali, facendo appello alla responsabilità istituzionale di Roma.
Numeri, costi e variabili dell’accoglienza
I dati relativi al numero di minori stranieri accolti evidenziano l’andamento dei flussi e la pressione sui servizi sociali della città: nel 2023 erano 297, nel 2024 invece 358, un vero picco di emergenza. Nel 2025 se ne sono registrati 194, con un graduale ridimensionamento, ma sempre numeri rilevanti.
Accogliere questi ragazzi significa garantire una serie di servizi specialistici – dalla presa in carico alla comunità educativa, dalla scuola alle attività ricreative – spesso in collaborazione con associazioni, cooperative sociali e volontariato. In passato, infatti, Bergamo aveva lanciato anche appelli per trovare famiglie affidatarie, una risposta che mira a combinare protezione, inclusione e normalità abitativa.
Le ombre che restano
Nonostante l’importante passo avanti, restano criticità strutturali che continuano a mettere sotto stress i servizi locali. In primo luogo, i costi per l’assistenza ai neomaggiorenni – giovani che, raggiunti i 18 anni, mantengono situazioni di fragilità simili a quelle da minorenni – non sono coperti dai rimborsi statali. Nel 2025, per questi ultimi il Comune ha speso oltre 780mila euro per 94 neomaggiorenni in carico, a fronte di nessun contributo dedicato.
Parallelamente, il progetto Sai Msna (Sistema di accoglienza e integrazione), coordinato da Anci con finanziamenti ministeriali fermi a circa 970mila euro annui, si trova a dover fronteggiare costi crescenti delle cooperative sociali che operano sul territorio. La mancanza di aggiornamento dei parametri ministeriali di costo dal 2019 ha reso difficile garantire la continuità e qualità dei servizi, costringendo il Comune a integrare il fondo con risorse proprie.
Queste condizioni, oltre a gravare sui bilanci, sollevano dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di un modello che Bergamo considera ambizioso e necessario, ma che richiede un impegno strutturale da parte dello Stato per non collassare.
Un modello da consolidare
Per l’assessore alle Politiche sociali Marcella Messina, l’esperienza bergamasca dimostra quanto un sistema di accoglienza basato sulla qualità, sulla collaborazione con il terzo settore e sul sostegno educativo possa fare la differenza, ma solo se accompagnato da un quadro normativo e finanziario stabile. Messina ha rilanciato la necessità di un rafforzamento dei fondi per i neomaggiorenni e di un aggiornamento dei parametri di costo per Sai, evidenziando come l’attuale assetto rischi di compromettere il futuro stesso dell’integrazione.
«Siamo orgogliosi del lavoro fatto finora, ma non possiamo fare tutto da soli. Chiediamo allo Stato di assumere le proprie responsabilità» ha concluso, sottolineando l’urgenza di un impegno concreto e duraturo da parte di Roma per garantire diritti, dignità e prospettive ai ragazzi soli arrivati a Bergamo e in molti altri comuni italiani.