bergamaschi illustri

Berlendis, Rastelli, Bergonzo e Sironi: le loro tombe al Monumentale acquisite dal Comune di Bergamo

L’amministrazione ne assumerà custodia e gestione diretta, garantendone conservazione, decoro e inserimento nei percorsi di valorizzazione

Berlendis, Rastelli, Bergonzo e Sironi: le loro tombe al Monumentale acquisite dal Comune di Bergamo

Edoardo Berlendis, Enrico Rastelli, Alziro Bergonzo, Mario Sironi: quattro figure di primo piano nella storia culturale civile di Bergamo, le cui tombe al cimitero monumentale sono state ora acquisite dal Comune, sottraendole al regime delle concessioni private per essere destinate in via permanente a una funzione pubblica di tutela e valorizzazione.

La giunta comunale ha infatti approvato il provvedimento che dispone l’acquisizione al patrimonio indisponibile dell’Ente di manufatti sepolcrali di particolare valore storico, culturale, artistico e civile presenti al Cimitero Monumentale cittadino, riconoscendone formalmente il ruolo di beni monumentali e presidi della memoria collettiva.

La scelta, spiegano dall’amministrazione, risponde alla volontà di preservare e trasmettere alle future generazioni il patrimonio identitario della città, attraverso la cura diretta di luoghi che rappresentano testimonianze tangibili della sua storia.

Custodia e gestione diretta ora in mano al Comune

Le sepolture, già in parte rientrate nella disponibilità del Comune per scadenza o rinuncia delle concessioni, saranno ora definitivamente sottratte alla riassegnazione e destinate a funzione pubblica, diventando a tutti gli effetti elementi del patrimonio monumentale cittadino. L’amministrazione ne assumerà la custodia e la gestione diretta, garantendone la conservazione, il decoro e l’inserimento nei percorsi di valorizzazione culturale della città.

La tomba situata nei Giardini Rialzati del Cimitero Monumentale appartiene a Edoardo Berlendis (1877-1925), compositore e figura di rilievo della scuola musicale bergamasca, docente dell’Istituto “Gaetano Donizetti” e autore dell’opera “Liacle”, rappresentata nel 1917 e considerata uno degli eventi lirici di spicco della storia del Teatro cittadino. Accanto a lui riposa la moglie Clelia Terzi Mairone da Ponte (1879-1961), che contribuì a custodirne e valorizzarne la memoria artistica.

Nel viale Santa Grata si trova la cappella legata alla figura di Enrico Rastelli (1897–1931), giocoliere di fama internazionale, protagonista di spettacoli in Germania, Russia, Stati Uniti e Italia. All’interno è conservata una scultura marmorea di particolare pregio che raffigura Enrico Rastelli mentre gioca contemporaneamente con tre palloni; una rappresentazione innovativa e non retorica del tema della memoria.

In viale San Rustico è collocata la cappella legata ad Alziro Bergonzo (1906–1997), tra i principali protagonisti dell’architettura italiana del Novecento e figura centrale nella trasformazione urbanistica di Bergamo. Tra le sue opere più significative in città si ricordano il complesso di piazza della Libertà e la Torre dei Venti, esempi emblematici di un razionalismo capace di dialogare con la tradizione.

Infine, sempre in viale San Rustico, si trova la tomba di Mario Sironi (1885–1961), tra i maggiori artisti italiani del Novecento e fondatore del movimento “Novecento”. La sua opera, caratterizzata da una forte dimensione monumentale e pubblica, è presente anche a Bergamo, in particolare all’interno nel Palazzo della Libertà e nel Palazzo delle Poste. Accanto alla sua tomba, sono presenti anche le sepolture della moglie Matilde Fabbrini e delle figlie Aglae e Rossana.

«Con questo provvedimento facciamo una scelta di campo precisa: la memoria di Bergamo non è una questione privata, ma un patrimonio collettivo che il Comune ha il dovere di proteggere – dichiara l’assessore ai Servizi cimiteriali, Giacomo Angeloni -. Sottrarre queste sepolture al mercato delle concessioni significa riconoscere che figure come Berlendis, Rastelli, Bergonzo e Sironi appartengono alla storia della nostra comunità. Il Cimitero Monumentale è a tutti gli effetti un museo a cielo aperto e, come tale, richiede un impegno diretto dell’Amministrazione per garantirne il decoro e la valorizzazione. Non ci limitiamo a conservare dei manufatti, ma ci prendiamo cura dell’identità culturale di Bergamo, assicurandoci che il racconto di questi grandi protagonisti continui a ispirare le generazioni future».