la denuncia della polizia penitenziaria

Celle sovraffollate e carenza di agenti: ancora aperta la vertenza al carcere di Bergamo

Preoccupa anche l'arrivo di detenuti psichiatrici. I sindacati: «Aggressioni verbali e fisiche, ferito un agente»

Celle sovraffollate e carenza di agenti: ancora aperta la vertenza al carcere di Bergamo
Attualità Bergamo, 23 Giugno 2021 ore 16:40

Mancanza di un comandante di reparto in pianta stabile, pochi agenti, troppi detenuti e carichi di lavoro insostenibili. È questa, in estrema sintesi, l’immagine con cui i sindacati di polizia penitenziaria dipingono il carcere di Bergamo, al centro di una vertenza che si trascina da aprile.

Oggi, mercoledì 23 giugno, in occasione della festa del corpo di polizia penitenziaria, i segretari provinciali di Sappe, Sinappe e Fns Cisl hanno rivendicato in una lettera inviata al capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria «il conferimento dell’incarico a un comandante di reparto in pianta stabile;  l’invio di un contingente di personale congruo al termine del corso di formazione per agenti e il conferimento delle ore di straordinario per consentire l’integrale copertura dei posti di servizio deputati al mantenimento dell’ordine e della sicurezza dell’istituto».

Richieste che sono state inoltrate anche al direttore generale del personale, al prefetto di Bergamo, alla direttrice del carcere orobico e al provveditore regionale. Alla problematica rappresentata dalla carenza di organico si somma poi il sovraffollamento della struttura in via Gleno, che nonostante gli interventi adottati continua a costituire una problematica.

«Preoccupa il continuo arrivo di detenuti psichiatrici – sottolineano i segretari delle sigle sindacali -, che dovrebbero scontare la pena altrove e che non di rado sono protagonisti di eventi critici che coinvolgono il personale di polizia penitenziaria, oggetto di continue aggressioni verbali e fisiche. Recentemente è stato ferito un agente, dimesso con una prognosi di 30 giorni».

Vi sono poi le difficoltà legate alla gestione dell’emergenza sanitaria. «L’istituto ha vissuto momenti estremamente duri, tra i quali la scomparsa di don Fausto Resmini – concludono i sindacalisti -. Si sono vissuti periodi difficili a causa di focolai che hanno coinvolto anche il personale di polizia, che si è sempre speso per garantire l’ordine interno, assicurando condizioni ai detenuti sempre dignitose, pur con i limiti che tale circostanza ha richiesto».