Un tempo era l’angolo della memoria, il luogo dove il rumore dell’acqua della roggia Guidana accompagnava il lavoro delle lavandaie e il chiacchiericcio del paese. Oggi, in via Puccini la nostalgia per l’antica Azzano San Paolo si scontra quotidianamente con la realtà di un’infrastruttura da… rifare.
Al centro del dibattito, una stradina di poche decine di metri che, nonostante il suo inestimabile valore storico, versa in condizioni di degrado definite da molti «insostenibili».
La polemica è esplosa con forza sulla pagina Facebook “Sei di Azzano San Paolo se”, dove i residenti hanno dato voce a un malessere che si protrae da tempo. Le segnalazioni descrivono un quadro preoccupante: marciapiedi quasi inesistenti, asfalto costellato di voragini e, soprattutto, l’assenza di barriere protettive lungo il corso d’acqua.
Un cittadino esasperato riassume la gravità dei fatti segnalando, per l’ennesima volta, lo stato precario del marciapiede adiacente alla roggia, situato proprio all’angolo tra via Puccini e via Stezzano: «Nonostante il regolare pagamento delle tasse comunali e di quelle del Consorzio Roggia Guidana, ci ritroviamo con un passaggio quasi inesistente e ad alto rischio. È una questione di sicurezza pubblica che va affrontata con urgenza: chiunque provi a passare di lì con una sedia a rotelle o un passeggino si scontra con un suolo totalmente disconnesso, pieno di voragini e privo di qualsiasi ringhiera di protezione».
Via Puccini rappresenta un prezioso frammento dell’antica Azzano che lo storico locale Lino Manzoni, già negli anni Ottanta, riuscì a sottrarre alla cementificazione opponendosi a un progetto che prevedeva la costruzione di una struttura in muratura e l’allargamento della sede stradale. Un piano che avrebbe comportato l’abbattimento di alberi secolari – da Manzoni considerati il «polmone storico» del quartiere – e la copertura della roggia, con la conseguente rimozione delle pietre dell’antico lavatoio per fare spazio a parcheggi o marciapiedi moderni.
Di fronte alle recenti critiche, il sindaco Sergio Suardi ha rotto il silenzio, spiegando che i ritardi non sono dovuti a disinteresse, ma a una precisa strategia di programmazione per evitare inutili sprechi di denaro pubblico (…)