La (giusta) polemica

«Ci hanno chiesto di tutto, poi hanno abbandonato una coperta sul sentiero»: lo sfogo del gestore dell’Albani

Dopo il violento temporale di domenica 2 agosto, Enrico "Chicco" Zani racconta le difficoltà nel gestire centinaia di escursionisti sorpresi dal maltempo: «Abbiamo dato tutto quello che potevamo, ma un po' di rispetto non dovrebbe mai mancare»

«Ci hanno chiesto di tutto, poi hanno abbandonato una coperta sul sentiero»: lo sfogo del gestore dell’Albani

C’è un momento, in montagna, in cui un rifugio smette di essere semplicemente un posto dove mangiare o dormire. Diventa un riparo, un luogo sicuro dove aspettare che il temporale passi. È quello che è successo domenica 2 agosto al Rifugio Albani, a 1.939 metri ai piedi della Presolana, nel territorio di Colere, quando il brusco peggioramento del tempo ha costretto centinaia di escursionisti a cercare rifugio all’interno della struttura.

Il racconto

A raccontare quelle ore è stato Enrico “Chicco” Zani, che gestisce l’Albani insieme alla compagna Sandra Bottanelli dal 2016. Lo ha fatto con un lungo post pubblicato su Facebook, nato più dalla frustrazione che dalla voglia di polemizzare.

Secondo il rifugista, al momento del pranzo erano presenti tra le 250 e le 300 persone. Poi, all’improvviso, «è scoppiato il finimondo»: vento fortissimo, fulmini e una pioggia torrenziale hanno spinto tutti a riversarsi all’interno del rifugio. Le sale si sono riempite in pochi minuti, ma anche corridoi, dispense e persino il piano delle camere sono stati presi d’assalto da chi cercava semplicemente un posto al riparo.

«È stato un panico totale, ma ci sta», scrive Zani, spiegando come lo staff abbia cercato di gestire contemporaneamente il servizio del pranzo e l’emergenza. A molti sono stati prestati asciugamani, coperte, giacche a vento, scarponi, perfino vestiti asciutti e un phon per cambiarsi. «Abbiamo dato l’impossibile», racconta, aggiungendo però una considerazione: chi affronta un’escursione in quota dovrebbe sempre avere nello zaino almeno un ricambio essenziale e una giacca impermeabile, anche quando le previsioni sembrano favorevoli.

La brutta sorpresa

A far traboccare il vaso, però, non è stata la concitazione del momento. È stato quello che è successo dopo. Una delle coperte prestate dal rifugio è stata portata via e ritrovata poco più tardi abbandonata su un masso lungo il sentiero.

«Mi chiedo perché tanta ignoranza», scrive il gestore. «Se te l’ho prestata e te la sei portata via, almeno riportala in paese. Oppure, quando è finito tutto, lasciala fuori dal rifugio». Un gesto che, nelle sue parole, diventa il simbolo di una mancanza di rispetto verso chi lavora in montagna e cerca di aiutare gli escursionisti anche nelle situazioni più complicate.

Ironia finale

Lo sfogo si chiude con un’ultima riflessione, venata di ironia. Zani fa riferimento alle recensioni online che spesso giudicano severamente i rifugisti quando chiedono di rispettare le code o le regole della struttura. «Fate mettere anche a me qualche recensione su chi va in montagna», scrive. «Che poi le stelline brillano di luce propria». Parole che hanno raccolto numerosi commenti di solidarietà e che riportano al centro un tema ricorrente: la crescente frequentazione della montagna, soprattutto nei fine settimana, non sempre va di pari passo con la civiltà.