Ingresso regolare

Decreto flussi: a Bergamo, su 539 ingressi previsti meno del 3 per cento viene concesso

Lo conferma il rapporto della campagna "Ero Straniero". Sonzogni di Cisl: «Bergamo fortemente penalizzata negli accessi programmati»

Decreto flussi: a Bergamo, su 539 ingressi previsti meno del 3 per cento viene concesso

Il “Decreto flussi” ha determinato, negli ultimi anni, un accesso inferiore a quanto programmato e calcolato sulla base delle esigenze del mercato. A Bergamo, tramite clic day, su 539 ingressi previsti, meno del 3 per cento viene concesso. È quanto emerge dal rapporto della campagna “Ero Straniero”, che fa il punto della situazione sulla norma del governo che, ogni anno, determina quanto stranieri extracomunitari possono entrare regolarmente in Italia.

I dati della provincia di Bergamo

Secondo il rapporto, l’anno scorso in tutta Italia erano stati programmati 181.450 ingressi regolari, ma alla fine solo 14.349 persone hanno visto riconosciuto il proprio permesso. Dati che, secondo Cisl Bergamo, «confermano ancora una volta il fallimento del sistema d’ingresso per lavoro in Italia in termini di arrivi effettivi e assunzioni di lavoratori e lavoratrici, nonostante i numerosi interventi legislativi in merito».

Per Bergamo, nei quattro clic day 2025, sono state complessivamente inoltrate tramite la piattaforma “Nulla Osta Lavoro” del Ministero dell’Interno 3.196 domande, suddivise tra “richiesta per lavoro stagionale”, che ha avuto 169 richieste (il 5,3 per cento), “richiesta per lavoro non stagionale” con 1044 (il 33 per cento) e “assistenza familiare e sanitaria” per 1983 (il 62 per cento).

Di queste, 288 domande hanno avuto esito negativo, ma le altre non necessariamente sono destinate a chiudersi positivamente, almeno stando ai dati che “Ero straniero” ha elaborato sulla scorta degli archivi al 10 dicembre 2025.

Infatti, per la nostra provincia, la rilevazione evidenzia che sono 539 i nulla osta rilasciati, pari al 17 per cento delle domande pervenute ma, andando più in dettaglio, i permessi di soggiorno richiesti sono solo 23, cioè il 4,3 per cento dei nulla osta deliberati. Secondo il report, sono 8.381 le domande pervenute per il 2024 e 537 i nulla osta sinora rilasciati a fronte di 213 permessi di soggiorno concessi, ovvero, in proporzione, il 40 per cento dei nulla osta citati. Con questo numero di permessi si va a soddisfare, tuttavia, solo il 2,8 per cento delle richieste e delle esigenze.

«Parliamo di quote, domande, permessi, ma sono persone»

«Nonostante l’incremento delle quote messe a disposizione a livello nazionale, lo scetticismo rispetto all’efficacia della misura è evidente anche nelle domande – denuncia Candida Sonzogni, segretaria provinciale Cisl -: nel 2024 erano, oltre 2 volte e mezzo quelle del 2025, nonostante nel mercato del lavoro le figure professionali dell’assistenza (familiare e socio-sanitaria), dell’edilizia e delle costruzioni, del settore turistico-alberghiero, dell’autotrasporto e della logistica continuino ad essere richieste. Bergamo è stata fortemente penalizzata nel numero di accessi programmati rispetto anche ad altri contesti territoriali simili».

«Parliamo di quote, domande, nulla osta, permessi di soggiorno, ma in realtà si tratta di persone – prosegue la sindacalista bergamasca -: lavoratori e lavoratrici che hanno accettato di entrare in Italia per trovare un impiego (e magari cambiare radicalmente la propria vita) e datori di lavoro che hanno bisogno di persone da inserire nella propria attività, anche di cura e assistenza, famiglie che necessitano di un sostegno per i propri familiari fragili. E su questo ultimo settore vogliamo riportare l’attenzione. La nostra provincia ha da sempre manifestato delle forti esigenze di assistenti familiari, già nelle procedure di emersione degli anni passati: nei flussi 2025, il 62 per cento delle richieste ricade in questo settore».

«Ancora una volta, come per il 2023 e per gli anni precedenti, e nonostante le modifiche apportate negli anni, il sistema dei flussi evidenzia tutte le sue inefficienze quasi a smentire la volontà del legislatore di favorire il più possibile il reperimento di manodopera, come gli incrementi annuali delle quote sembrano voler sottolineare. Parliamo, infatti, in Italia, di 497.550 quote per il triennio 2026-2028 a fronte di 468.000 unità per il 2023-2025. Secondo “Ero straniero”, i dati nazionali parlano chiaro, il tasso di successo rispetto alle quote è del 7,9 per cento per il 2025 e del 16,9 per cento per il 2024, decisamente troppo basso perché l’attuale meccanismo di ingresso per lavoro non venga ripensato o accompagnato da altri strumenti di reclutamento di lavoratori e lavoratrici dall’estero».

Tra gli strumenti da valutare con attenzione, secondo il sindacato, il permesso di soggiorno rilasciato per lavoro o ricerca lavoro, anche tramite uno “sponsor” a fare da garante, «tanto più che tecnicamente (ma forse non è sempre così, soprattutto in alcuni settori) con i flussi il datore di lavoro non conosce il lavoratore o la lavoratrice». Un altro passo riguarda il «rimettere in campo procedure di regolarizzazione che garantirebbero a chi è caduto o è nell’illegalità di emergere per propria dignità e a tutela dei contesti in cui vive e opera».

Su quest’ultimo punto, la sindacalista spiega: «Si è più volte dibattuto di come il meccanismo dei flussi può addirittura generare illegalità e questo anche noi lo abbiamo visto e verificato tramite Anolf, nel momento in cui cittadini non comunitari giungono muniti di nulla osta e visto d’ingresso, ma senza datore di lavoro ancora disposto a procedere con la sottoscrizione del contratto di lavoro, propedeutica all’ottenimento del permesso di soggiorno. Spesso emergono anche vere e proprie truffe nei confronti dei lavoratori che, arrivati in Italia mediante uno strumento legale, si ritrovano gettati nell’oblio, nonostante la prassi ammetta di poter riconoscere un permesso di soggiorno per ricerca lavoro di 6 mesi».