di Paolo Aresi
La novità è di quelle importanti: l’ex asilo Principe di Napoli di via Pignolo, a Bergamo, non ospiterà più l’opera dell’artista Andrea Mastrovito. Al suo posto, nei locali che si affacciano sulla strada, la parte più antica del complesso risalente al Quattrocento, andrà una scuola d’arte indipendente post-laurea, una sorta di scuola di specializzazione, a pagamento.
Andrà anche la sede dell’associazione Aiuto Donna e alcuni locali accoglieranno donne in situazione di grave emergenza. Lo spiega l’assessore Francesco Valesini, che lunedì 4 maggio è stato tra i protagonisti del sopralluogo al cantiere del vecchio asilo a cui ha partecipato anche la sindaca Elena Carnevali:
«L’intervento di Andrea Mastrovito era particolare, molto interessante – ha detto Valesini -, certamente valido sotto il profilo artistico, ma sono emerse delle difficoltà man mano che i lavori di restauro andavano avanti e venivano scoperti strati di intonaco del Seicento e del Settecento con relative prescrizioni da parte della Sovrintendenza e quindi difficoltà a potere realizzare la proposta, che avrebbe coinvolto tutte le stanze della parte sulla strada, da terra al soffitto. Nel frattempo è arrivata l’offerta della Fondazione Zaninoni, che ha conferito un contributo di 700 mila euro a fondo perduto per ricavare spazi destinati alle donne in difficoltà e alla sede del Movimento Federalista Europeo».
Quindi niente opera d’arte sui tre piani dell’antico caseggiato. L’artista bergamasco, in questi mesi impegnato nella Sagrada Familia di Barcellona, non ha voluto commentare la decisione.
Direttore dei lavori all’ex Principe di Napoli è l’architetto Leonardo Angelini. L’edificio comincia da un portone lungo la parte bassa della via Pignolo e si sviluppa poi all’interno, in direzione del Parco Marenzi. La parte più antica è quella prospiciente la via, il complesso si è poi sviluppato nei secoli per circa duemila metri quadrati, segnati da tre cortili con diverse caratteristiche.
Il primo cortile è del Quattrocento e conserva ancora due colonne originali, riutilizzate per l’ampliamento avvenuto nel Cinquecento, quando il complesso si arricchì di un cortile e di nuovi locali al primo e secondo piano, con logge e colonne eleganti. Un secondo blocco si trova dopo un passaggio e risale al Seicento e al Settecento. Esiste poi un edificio costruito attorno al 1960 dalle suore Canossiane che gestivano l’asilo. Le opere di restauro sono iniziate nella primavera del 2024 e si concluderanno a fine anno.
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