L'intervento

«Il progetto del Parco Ovest non tiene conto della biodiversità della zona»

Legambiente Bergamo: necessario «verificare puntualmente le specie animali e vegetali presenti e le conseguenti azioni attive e passive necessarie per la loro conservazione»

«Il progetto del Parco Ovest non tiene conto della biodiversità della zona»
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«La biodiversità va preservata, è un bene che non si può più ignorare».  Parola di Legambiente Bergamo, che lamenta invece il fatto che non venga mai considerata «negli orizzonti progettuali di questa città, visto che lo stesso problema si pone nel progetto che riguarda il Parco Ovest 2». Un progetto conforme al Pgt, certo, ma un Pgt approvato nel 2010, con studi naturalistici preparatori ancora più vecchi.

Il gruppo Fab - Flora Alpina Bergamasca ha effettuato degli studi elencati nella pubblicazione “Flora spontanea della città di Bergamo, un atlante ad uso di cittadini, tecnici e amministratori” del 2015. È diventato, pertanto, di pubblico dominio il fatto che nell’area sono presenti numerose ed importanti stazioni di specie rare e rarissime (foto prese da actaplantarum.org).

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«È curioso che si sia ricominciato a parlare di quest’area proprio sul finire del 2020 - anno della biodiversità - e riteniamo che sia importante che l’amministrazione, in collaborazione con l’operatore privato - nello spirito delle convenzioni internazionali sul rispetto della diversità biologica e della normativa che ne è derivata - si attivi per verificare puntualmente le specie animali e vegetali presenti e le conseguenti azioni attive e passive necessarie per la loro conservazione – scrive Legambiente Bergamo -. La normativa esistente precisa la possibilità di intervento della sovrintendenza qualora venga esclusa in concreto - nel contraddittorio con i privati - la possibilità di effettuare l'intervento edilizio con modalità diverse e meno impattanti. E riteniamo essenziale, pertanto, che tale contraddittorio sia arricchito da un lavoro di indagine puntuale che permetta di capire cosa è necessario fare per tutelare l’area. Azioni che non sono state fatte nel “percorso partecipato” sino a qui condotto. Ricordiamo anche che l'onere dello studio di dettaglio che verifichi la presenza delle essenze e le modalità per la loro miglior conservazione è necessario anche per capire i costi che l’amministrazione andrebbe ad assumersi qualora quest’area, come previsto, entri nelle disponibilità del Comune di Bergamo una volta finito l’intervento edificatorio».

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