La Bergamasca è un territorio sempre più vecchio, in cui molti decidono di non fare più figli, o rimandare fino a quando non avranno una situazione economica migliore. Un miglioramento che fatica ad arrivare, quindi niente bebè. Quindi niente ricambio generazionale.
I dati demografici dell’Istat per il 2025, nella nostra provincia, sono piuttosto impietosi e confermano un quadro ormai consolidato: le nascite continuano a diminuire, seguendo una traiettoria che si ripete da oltre vent’anni. Le culle si svuotano progressivamente e il confronto con l’anno precedente restituisce un peggioramento evidente. Se nel 2024 il calo era stato contenuto, nel 2025 si registrano 198 nati in meno, pari a una flessione del 2,7 per cento.
In Bergamasca molti non fanno figli
Le cifre, riportate oggi (giovedì 2 aprile) da L’Eco di Bergamo, si inseriscono in una tendenza di lungo periodo ancora più marcata. Dalle 10.970 nascite del 2005 si è scesi alle 7.169 del 2025, con una contrazione complessiva del 34,6 per cento. Parallelamente aumenta l’età media al parto, passata da 30,9 anni a 32,7. Un incremento che racconta come le coppie tendano sempre più spesso a rimandare la scelta di avere figli, complice un contesto sociale ed economico tutt’altro che facile.
Il fenomeno locale riflette del resto un quadro nazionale altrettanto critico: in Italia, l’anno scorso, i nati sono stati 355mila, con un tasso di sei ogni mille abitanti, in ulteriore calo rispetto all’anno precedente e lontano dai livelli di inizio anni Duemila. Anche il numero medio di figli per donna continua a scendere, fermandosi a 1,14.
Un Paese senza prospettive
Secondo i sindacati orobici, dietro questi numeri si nasconde un insieme di fattori strutturali: precarietà lavorativa, costo della vita elevato, difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia e carenza di servizi. Le politiche basate sui bonus non sembrano sortire efficacia, nel determinare la scelta di avere figli. Mancano infatti servizi pubblici accessibili, stabilità occupazionale e si fatica ancora nell’integrazione dei migranti, per molti fondamentale per sostenere il mercato del lavoro.
Non aiuta certo il sistema fiscale, così come l’assenza, in molte realtà, di una reale possibilità per le donne di conciliare il loro lavoro con la maternità. Il tutto si riflette già nel calo degli studenti, che sono destinati a diminuire in modo progressivo: un segnale che anticipa le ripercussioni future sul mondo del lavoro. Le cause, per le sigle, sono la mancata attuazione di politiche strutturali, così come i costi elevati e le difficoltà a trovare casa. Elementi che spingono le persone a rinviare la genitorialità, riducendo però nel tempo la probabilità stessa di avere figli.