Contro il regime

In duecento in piazza a Bergamo per solidarietà al popolo iraniano. Carnevali: «La nostra città non è indifferente»

Buona partecipazione alla manifestazione organizzata dal Centro culturale Nuovo Progetto. Il discorso della sindaca

In duecento in piazza a Bergamo per solidarietà al popolo iraniano. Carnevali: «La nostra città non è indifferente»

Si è tenuto alle 17 di oggi (martedì 13 gennaio), in Piazza Matteotti a Bergamo – davanti a Palazzo Frizzoni -, il presidio a sostegno del popolo iraniano, che da giorni ormai sta riempiendo le strade e le piazze del Paese che s’affaccia sul Golfo Persico per chiedere la fine del regime degli ayatollah. La manifestazione bergamasca è stata organizzata dal Centro culturale Nuovo Progetto.

Partecipazione politica, ma senza bandiere

Presenti circa duecento persone, tra cui anche diversi esponenti politici di entrambi gli schieramenti e senza simboli di partito: la sindaca Elena Carnevali, il vicesindaco Sergio Gandi e l’assessora Marzia Marchesi, ma anche il segretario provinciale del Pd Gabriele Giudici e i consiglieri comunali dem Francesca Riccardi, Alessandro De Bernardis (che è anche segretario cittadino) e Marco Previtali, l’esponente dei Cinque Stelle Vittorio Apicella, quello di Forza Italia Carlo Saffioti e il presidente di Italia Viva Bergamo, Gianmarco Gabrieli.

Il discorso in piazza della sindaca

La prima cittadina ha preso la parola. Di seguito il suo intervento:

«Care cittadine, cari cittadini, care amiche e cari amici della comunità iraniana, lasciatemi ringraziare il Centro culturale Nuovo Progetto e la presidente Pia Locatelli per avere lanciato l’idea di questo presidio. Sotto questo striscione, che non è un semplice drappo appeso a un palazzo, ma una scelta precisa della città di Bergamo.

Dal dicembre 2022, “Donna, vita, libertà” campeggia sulla facciata del Comune perché ci ricorda che la libertà non è un fatto lontano, astratto o che riguarda solo altri: riguarda ciascuno di noi.

Tre anni fa lo abbiamo esposto dopo l’uccisione di Mahsa Amini, quando il coraggio delle donne iraniane scosse il mondo intero.

Oggi siamo di nuovo qui perché quel coraggio non si è spento. Anzi: continua a vivere nelle proteste, nelle voci, nei gesti di chi in Iran chiede pane, diritti, dignità, futuro. Il regime teocratico che governa l’Iran non reprime solo un dissenso politico: reprime la libertà di essere se stessi. E lo fa soprattutto sulle donne, sui loro corpi, sulle loro scelte, sulle loro vite. Per questo “Donna, vita, libertà” non è uno slogan: è una verità universale.

Come sindaca di Bergamo voglio dire con chiarezza che la nostra città non è indifferente. Lo abbiamo dimostrato in questi anni stando accanto al popolo ucraino aggredito dalla Russia di Putin, dando voce alla sofferenza della popolazione civile di Gaza, e appunto sostenendo la comunità iraniana dopo l’uccisione di Mahsa Amini.

Lo stiamo facendo anche oggi, quando in Iran la repressione torna a colpire chi chiede semplicemente di poter vivere da persona libera.

Bergamo è una città che conosce il valore della libertà, perché la sua storia è segnata da chi ha lottato contro ogni forma di oppressione. E proprio per questo sentiamo come nostra la battaglia del popolo iraniano.

Questo striscione resterà su Palazzo Frizzoni finché ce ne sarà bisogno. Per ricordare a tutti che i diritti umani non hanno confini, che la libertà delle donne, delle persone è la misura della libertà di una società, e che il silenzio, di fronte all’ingiustizia, non è mai un’opzione.

Alle donne iraniane, agli uomini, a tutti coloro che lottano, alla comunità iraniana di Bergamo, va oggi la nostra solidarietà, il nostro rispetto e la nostra voce».