di Paolo Aresi
I numeri sono di quelli che inchiodano: nella Bergamasca la povertà assoluta (quella per cui non riesci a procurarti il necessario per te e la tua famiglia) è arrivata al sei per cento della popolazione, secondo i dati Istat. In numeri assoluti si tratta di 65 mila persone, ovvero circa 25 mila famiglie. Sono tante e il numero è in crescita. Molte di loro non riescono a ottenere un alloggio popolare.
In provincia di Bergamo, l’Aler dispone di 6.214 abitazioni, ma duemila di queste sono inaccessibili, soprattutto per problemi di manutenzione. D’altro canto, il Comune di Bergamo è proprietario di quasi mille appartamenti, ma duecento sono da sistemare. Eppure di case per il ceto medio e basso c’è bisogno come del pane, soprattutto ora che tanti immobili sono stati destinati al mercato turistico.
In questa situazione, la Diocesi di Bergamo lancia un sasso nello stagno, ha varato un programma: ha presentato un fondo per l’emergenza casa. Non si tratta di chissà quale somma, ma sono comunque 410 mila euro spalmati su sette anni, una cifra che dovrebbe servire soprattutto come garanzia nei confronti dei proprietari di casa.
La Caritas diocesana (con Diakonia, Acli e Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro) si fa garante. In soldoni, dice ai proprietari: se l’inquilino non paga, pago io; se l’inquilino deve venire sfrattato, affronto io le spese legali.
Una “operazione tranquillità” per cercare di fare ripartire il mercato delle locazioni “normali”, oggi ingessato da tanti fattori. Certamente bloccato dalla tendenza dei proprietari a trasformare l’abitazione in una casa vacanza, ma anche ingessato dalla paura che i proprietari hanno quando (…)