La crisi della Giochi Preziosi, che sta coinvolgendo anche il punto vendita di Bergamo di via XX Settembre, arriva in Consiglio regionale. A portarla è Davide Casati, consigliere regionale bergamasco del Pd, che insieme al Gruppo dem ha chiesto al presidente della IV Commissione attività produttive di convocare un’audizione urgente per affrontare la crisi aziendale del gruppo.
Salvare l’azienda, oppure salvaguardare le famiglie
«Vorremmo che fossero ascoltate le rappresentanze sindacali, le parti datoriali, cioè proprietà e direzione aziendale, Regione Lombardia e le Province, quindi tutti coloro che sono in qualche modo coinvolti nella grave situazione di incertezza in cui versano i 330 lavoratori e lavoratrici della Giochi Preziosi – spiega Casati -. Il gruppo è parte di un tavolo permanente della crisi presso il Ministero delle Imprese che si riunirà il 26 maggio, ma vorremmo essere aggiornati».
Come scrivono i consiglieri Pd nella lettera di richiesta di convocazione dell’audizione, «l’azienda ha annunciato la dismissione del dipartimento retail a fronte della promessa di un rilancio del marchio. Nei fatti, tuttavia, l’azienda ha avviato un percorso di gestione della crisi per l’intero perimetro societario del Gruppo (Giochi Preziosi Spa, Giochi Preziosi Italia Srl, Giochi Preziosi Store Srl, Gph Srl), unitamente a procedure già attivate sulle singole società. Il termine ultimo del concordato preventivo è il giorno 8 giugno».
«Dobbiamo assolutamente mettere in sicurezza lavoratrici e lavoratori – conclude Casati -. Le strade sono due: capire se c’è una possibilità per salvare un’azienda che è sempre stata un fiore all’occhiello della Lombardia o se, in alternativa, è almeno possibile salvaguardare i redditi di veramente tante famiglie delle nostre province».
Sciopero a Bergamo, adesione del 100 per cento
Lo scorso 7 aprile, i dieci lavoratori del negozio Giochi Preziosi di Bergamo si sono riuniti in uno sciopero indetto dalla Filcams Cgil per chiedere garanzie sul futuro occupazionale. L’adesione aveva raggiunto il 100 per cento, a testimonianza del clima di forte incertezza causato dalla mancanza di un piano industriale credibile e dal progressivo ridimensionamento del perimetro aziendale.