La situazione

La violenza sulle donne non è solo il femminicidio: i dati (anche bergamaschi) lo dicono chiaramente

Tra le mura domestiche si concentra la maggior parte degli episodi. Dal numero d’emergenza un elemento incoraggiante: le più giovani chiedono aiuto prima

La violenza sulle donne non è solo il femminicidio: i dati (anche bergamaschi) lo dicono chiaramente
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di Elena Esposto

Non ci sono solo i femminicidi. Se è vero che, a livello mediatico, la violenza maschile sulle donne viene raccontata – e troppo spesso spettacolarizzata – solo nelle circostanze in cui la vita di una donna viene interrotta, il fenomeno è molto più pervasivo e sfaccettato.

A partire dai dati raccolti da Istat, e pubblicati all’inizio di settembre, su ciò che raccontano le donne che chiamano il numero antiviolenza 1522 e con l’aiuto di Sara Modora, coordinatrice del Centro antiviolenza Aiuto Donna di Bergamo, proviamo ad approfondire il tema.

Una faccenda domestica

È una delle evidenze principali dalla ricerca Istat: nel 43,7 per cento dei casi, chi dichiara di essere vittima di violenza racconta anche di averla subita tra le mura di casa. L’autore più frequente è il coniuge (22 per cento dei casi), seguito dall’ex partner (13 per cento) e dal partner (10,6 per cento).

«Il contesto principale della violenza è sempre stato prevalentemente familiare: la coppia, la relazione, la convivenza o il fidanzamento – spiega Sara Modora -. E spesso la violenza continua anche quando la relazione è finita». Secondo Modora, negli ultimi anni sono aumentati anche i casi fuori dalla sfera domestica. Ci sono le aggressioni da parte di sconosciuti, ma anche la violenza perpetrata sul luogo di lavoro (…)

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