di Elena Esposto
Stare seduti attorno a un tavolo con una ventina di persone che aspettano il proprio turno per parlare e ascoltano attentamente gli altri è una scena insolita in tempi frenetici come questi. Ma per la frenesia, agli incontri degli Alcolisti Anonimi, non sembra esserci spazio.
C’è chi preferisce una condivisione asciutta, chi sceglie di non parlare e chi, invece, si dilunga un po’ di più. Nessuno dà segnali di impazienza. Tutti sanno che quando verrà il loro turno riceveranno la stessa attenzione.
Ci troviamo in una sala in via Longuelo, a Bergamo. Eccezionalmente, abbiamo avuto la possibilità di partecipare a un incontro. Nomi e volti dei partecipanti che hanno condiviso con noi le loro storie sono stati tutelati.
Non una semplice associazione
«Alcolisti Anonimi (AA, ndr) è una associazione di persone che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo»: è la prima cosa che si legge aprendo il sito italiano di AA. Ma basta aver partecipato a un incontro, e approfondirne un po’ la storia, per capire che dietro quelle due lettere c’è molto di più.
AA nasce negli Stati Uniti nel 1935 dall’incontro di Bill Wilson e Bob Smith. Entrambi alcolisti, si erano resi conto che attraverso il supporto reciproco riuscivano a mantenersi sobri e avevano deciso di condividere quanto avevano scoperto con gli altri.
Nel 1939 nasce il programma dei dodici passi, un vero e proprio cammino di crescita personale che ancora oggi è alla base del percorso di recupero (…)