Un addio col botto. La presidentessa Angela Ceresoli ha lasciato il suo incarico al vertice dell’Agenzia del trasporto pubblico locale di Bergamo alla scadenza di mandato. Con onestà intellettuale, però, ha fatto mettere agli atti una lettera in cui denuncia il sostanziale isolamento in cui si è trovata l’Agenzia in questi anni. Le sue considerazioni hanno scatenato un terremoto.

«Sono consapevole che le mie parole avrebbero provocato reazioni. Ma volevo dare una scossa. La mia non è amarezza, bensì il tentativo di far riflettere, dal momento che ho visto un certo disinteresse nei confronti del trasporto pubblico locale negli ultimi anni. Di fronte all’indifferenza volevo dire: svegliatevi».
Senta, lei nella lettera scrive «indifferenza generalizzata». Ma da parte di chi?
«A partire dal livello statale. Lo Stato distribuisce alle Regioni i fondi per il trasporto pubblico. Le Regioni devono litigare per le percentuali di distribuzione degli stanziamenti. Ma in sostanza i fondi sono immutati da anni. Mi chiedo perché siano fermi da così tanto, a differenza di quelli dedicati ad altri settori».
Da quanto scrive sembra di capire che il ruolo dell’Agenzia del Tpl sia stato molto messo in discussione?
«È una cosa che non rilevo solo io. È opinione diffusa, anche nelle altre Agenzie della Lombardia. Dopo aver introdotto questi enti autonomi che hanno il compito di pianificare e regolare il trasporto pubblico, le Amministrazioni li hanno sentiti come un’interferenza, perché prima tutto era gestito a livello di Province o Comuni».
Quindi è uno scontro di potere fra chi in passato ha sempre tenuto le redini del trasporto pubblico e chi cerca di riformarlo?
«Sì esatto, è un po’ questo».
Secondo lei in che stato di salute versa il trasporto pubblico?
«Quel che vedo è che chi usa il trasporto pubblico lo fa perché è obbligato. Perché non ha la patente o perché non ha i mezzi economici per permettersi un’auto. Alla fine, si tratta di studenti o persone che non hanno la cittadinanza italiana. Quindi persone che non votano. La traduco così. È un equazione molto semplice, che ha scandalizzato i politici, ma è un dato di fatto».
Stessa situazione a Bergamo?
«Abbiamo constatato che il ruolo dell’Agenzia non è tanto considerato. Perché ci sono le aziende, soprattutto quelle cittadine, che sono abituate a lavorare bene, per carità. Ma sembra che siano loro a dettare le strategie ai politici e non il contrario».
Può entrare nello specifico?
«Nel piccolo ci è capitato (…)