È stata un’operazione complessa e corale quella che ha permesso di salvare e portare di nuovo a vedere la luce a Ottavia Piana, la speleologa di 32 anni rimasta ferita dopo un crollo mentre esplorava l’Abisso Bueno Fonteno. Sono state più di cento le persone e i volontari coinvolti in questa operazione, ciascuna delle quali ha fatto la sua parte e ora le loro testimonianze, a salvataggio riuscito, stanno rimbalzando su varie testate, anche nazionali, e sui social.
Il racconto dell’infermiera
Tra queste, spiccano le parole della giovane infermiera umbra che è stata accanto alla speleologa durante la risalita. Di Piana sottolinea la forza e la determinazione nel tenere duro lungo tutto il percorso, anche se verso la fine non sono mancati momenti di scoramento. Anche per questo è stato deciso di velocizzare i tempi, tagliare le pause e consentire il recupero della barella con l’infortunata prima rispetto a quanto inizialmente preventivato.
Al Corriere Bergamo l’infermiera ha spiegato: «Erano tre giorni che stava in barella, le gambe iniziavano a gonfiarsi, lei era stanca e parlava molto poco. Era talmente stanca della situazione che non riusciva a dire nulla. Rispondeva a tutti gli stimoli e comunque si scusava quando dovevamo spostarla: diceva mi dispiace non essere più collaborativa».
L’eco della vicenda
L’infermiera ha anche rivelato: «Chiedeva di non essere fotografata, è una ragazza estremamente riservata. Le abbiamo fatto capire che appariva già su tutti i giornali e che doveva aspettarsi all’esterno un boom mediatico. Era la sua paura principale».
Ed effettivamente così sta succedendo, dato che, prima per l’apprensione per le operazioni di soccorso durate ben ottanta ore, poi per la gioia del fatto che la giovane si è salvata, l’attenzione mediatica è stata e continua a essere alta.
I commenti
Non sono mancati poi, fin dall’inizio, i commenti più aspri, spesso legati al fatto che un incidente simile, sempre a Piana e sempre al Bueno Fonteno, le era successo nel luglio 2023. Dai più blandi «E cambiare hobby?» o «Non è bastata una volta. Adesso è riuscita a fare peggio. Spero che tutte le spese le facciano pagare a lei», a quelli più aggressivi che non è il caso di citare, in molti hanno rimarcato come la speleologa sia stata in qualche modo “recidiva”.
Secondo quanto riportato dai compagni, però, Piana è stata solo molto sfortunata. Al momento dell’incidente si trovavano infatti in un ramo inesplorato della grotta. D’improvviso si è verificato il crollo della porzione di roccia, avvenuto proprio dove si trovava Piana. La sua caduta non è quindi da imputare alla sua imprudenza. Anche esperti e colleghi hanno sempre difeso la speleologa, confermando la sua preparazione, attenzione e serietà.