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L’operatore sociale alle Autolinee: «Servono gli sgomberi, ci sono 120 persone ogni mattina»

Mauro Delvecchio, referente a Bergamo della Cooperativa di Bessimo che gestisce il Drop In del Posto Caldo: «Serve la forza, che non vuol dire usare violenza»

L’operatore sociale alle Autolinee: «Servono gli sgomberi, ci sono 120 persone ogni mattina»
Attualità 31 Agosto 2021 ore 14:24

Gli animi erano tornati a scaldarsi in Consiglio comunale, con il gruppo della Lega che aveva presentato due interrogazioni riguardo il degrado nella zona della stazione. Interrogazioni a cui aveva replicato il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Sergio Gandi, elencando i provvedimenti già presi in questi mesi e l'apertura, avvenuta qualche mese fa, del Drop In al Posto Caldo di Don Resmini. Un progetto che viene finanziato da fondi europei ed è stato aperto con un bando regionale, riceverà 85 mila euro per un periodo di 18 mesi.

Tuttavia, sebbene si possa pensare che chi lavora a stretto contatto con il disagio sociale potrebbe essere propenso a un approccio "morbido" sulla questione, prendendo atto che "il degrado c'è ed esisterà sempre", una singolare opinione arriva da qualcuno che sul campo è presente tutti i giorni.

Mauro Delvecchio, referente a Bergamo della Cooperativa di Bessimo che gestisce la struttura, ha spiegato oggi (martedì 31 agosto) al Corriere della Sera Bergamo la situazione difficile in cui si trova ad operare, ritenendo gli sgomberi uno strumento utile quantomeno per arginare il problema, mentre un altro suggerimento è un programma per trovare domicilio a chi è in difficoltà: «Servono gli sgomberi. [...] Serve la forza, che non vuol dire usare violenza. Dobbiamo esserci noi lì accanto alla polizia e agli agenti, per accompagnarli, supportarli. Certo, non risolvi il problema. Lo risolvi lì, però magari lo sposti in un posto in cui c’è meno allarme sociale».

Un'opzione che qualcuno si aspetterebbe suggerita dall'opposizione del Carroccio, come lo stesso Delvecchio ha constatato, non certo da chi aiuta quotidianamente chi vive in strada: questo potrebbe indicare come il bisogno di misure più "drastiche" sia avvertito anche dai referenti delle strutture per il sostegno ai bisognosi, dato che la situazione in zona stazione è arrivata ad assumere contorni preoccupanti.

«Ci sono anche altre cose che funzionano, come l’housing first – ha poi continuato l'operatore -. Vuol dire prendere una persona dalla strada e, come prima cosa, darle una casa. Poi costruisci un progetto, ma dopo. E funziona, abbiamo persone che vivevano per strada alla stazione, ora abitano in Città Alta».