di Paolo Aresi
Gli stranieri abitano soprattutto in pianura. Delle trenta località bergamasche dove la presenza di cittadini di origine straniera supera il quindici per cento della popolazione ben diciotto appartengono alla Bassa. Se poi guardiamo alle nostre valli e in particolare ai paesi di montagna scopriamo che la presenza di stranieri si rivela particolarmente asfittica.
Come dire: il flusso migratorio ha riguardato in questi anni soprattutto le località dove si trovano più attività, più case, più popolazione. Significa che il flusso di migranti non è stato gestito dalla politica, per esempio non è stato sfruttato per ripopolare le nostre valli marginali e per rilanciare l’economia montana.
Infatti scopriamo che se i paesi con la maggiore percentuale di immigrati sono Verdellino, Telgate, Gaverina, Antegnate e Fontanella quelli dove gli stranieri quasi non si vedono sono Cusio, Carona, Valtorta, Vedeseta e Schilpario. Tutti paesi di montagna dove la popolazione e l’economia sono fragili, ma che proprio per questa ragione hanno bisogno di nuova popolazione per rilanciare le diverse attività: allevamento, pastorizia, coltivazione e taglio dei boschi, turismo…
Più di una città
Secondo le rilevazioni dell’Istat, a inizio 2025, un anno fa, i cittadini stranieri in provincia di Bergamo erano 125.648. Per avere un quadro più chiaro, occorrerebbe aggiungere gli immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza italiana in questi ultimi anni e che risiedono in Bergamasca.
Sono cittadini italiani, ma portano con sé il retaggio di una cultura diversa e in molti casi anche problematiche che si manifestano in vari aspetti, pure in quelli, per esempio, del disagio giovanile. La presenza di cittadini di origine straniera è quindi ben più ampia rispetto alle 125 mila persone a cui la statistica fa riferimento.
Ma torniamo a questi residenti. La strada dell’integrazione, pur nelle differenze, è ancora lunga (…)