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Mascherine e camici riciclati in "asfalto rinforzato" grazie all'Università di Bergamo

L’obiettivo del progetto “Single Use Ppe Reinforced Asphalt” è di validare un nuovo scenario di economia circolare basato sul riuso dei rifiuti plastici derivanti da dispositivi di protezione

Mascherine e camici riciclati in "asfalto rinforzato" grazie all'Università di Bergamo
Attualità Bergamo, 21 Gennaio 2022 ore 11:24

Mascherine e camici realizzati in tessuto-non-tessuto, così come altri rifiuti plastici derivanti da dispositivi di protezione individuale, potranno in futuro rinascere sotto forma di "asfalto rinforzato". È questo l’obiettivo di Supra, acronimo che sta per “Single Use PPE Reinforced Asphalt”, unico progetto finanziato perché giudicato il migliore sull’attività di ricerca per la riduzione dei rifiuti prodotti da plastica monouso nell’ambito del promosso dal Ministero della Transizione Ecologica.

Proposto da ricercatori e professori dell’Università della Tuscia, coordinati dal dottor Marco Marconi, prevede la collaborazione dei ricercatori Daniele Landi Christian Spreafico del gruppo di ricerca Virtualization and Knowledge del dipartimento di Ingegneria gestionale dell’Informazione e della Produzione dell’Università di Bergamo.

Il progetto si propone di definire, sperimentare e validare un nuovo scenario di economia circolare basato sul riuso dei rifiuti plastici derivanti da Dpi per la preparazione di asfalti con performance migliori in termini di resistenza alla frattura e vita utile, in confronto a quelli tradizionali o altri asfalti rinforzati con altre tipologie di materiali comunemente impiegati, quali fibra di vetro o cellulosa.

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«Il progetto, di durata semestrale, è stato avviato a fine dicembre 2021 con un budget di 200 mila euro – spiega la professoressa Caterina Rizzi, coordinatrice del gruppo di ricerca Virtualization and Knowledge – I nostri ricercatori si occuperanno dello studio e della ricerca delle prestazioni dei Dpi, oltre che la valutazione ambientale, economica e sociale saranno svolte utilizzando metodologie standardizzate e riconosciute dalla comunità scientifica internazionale».

«Ogni anno, – aggiungono Daniele Landi e Christian Spreafico – a livello globale, produciamo oltre due miliardi di tonnellate di rifiuti indifferenziati. Riuscire a trasformare un rifiuto in una risorsa non solo porta vantaggi economici, ma permette di ottenere notevoli vantaggi sull’ambiente e sulle persone. Possiamo trasformare la ‘spazzatura’ in qualcosa di utile per l’ambiente e darle il corretto valore economico».

I target stakeholders del progetto saranno tutte le imprese coinvolte nella filiera di smaltimento dei rifiuti e nella costruzione di infrastrutture stradali, quali aziende coinvolte nella gestione dei rifiuti che vedranno trasformare un flusso di rifiuto da smaltire in risorsa dal valore aggiunto, produttori di asfalti che potranno sostituire i rinforzi attualmente utilizzati con un altro a più basso costo e di medesime se non migliori performance, gestori di strade che, grazie alle incrementate performance dell’asfalto, potranno ridurre i costi di manutenzione delle pavimentazioni stradali e infine amministrazioni pubbliche, che potranno beneficiare sia direttamente (sulle strade direttamente gestite) che indirettamente (sulle strade affidate in gestione) dei ridotti costi di manutenzione.

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