Occhi elettronici

Nemmeno seicento telecamere possono davvero garantire la sicurezza a Bergamo

Si continua a ampliare la dotazione tecnologica, ma è evidente che questa strategia non assicura la tranquillità. Servirebbero gli agenti in strada

Nemmeno seicento telecamere possono davvero garantire la sicurezza a Bergamo

Telecamere, telecamere e ancora telecamere. C’è una cosa che accumuna l’approccio della polizia locale e quello della polizia di Stato nella gestione della sicurezza e delle attività a Bergamo. Si chiama tecnologia.

Ne abbiamo avuto la dimostrazione lampante nei giorni scorsi. Quando il comando di via Coghetti ha presentato il suo bilancio annuale 2025. Una valanga di dati. Dai quali emerge, chiaramente, un utilizzo sempre più strutturato di dispositivi tecnologici. Un esempio: delle 177mila violazioni al codice della strada contestate lo scorso anno, ben 107mila sono violazioni delle Ztl. Tradotto: automobilisti pescati dai micidiali occhi elettronici in ingresso e uscita dalla zone a traffico limitato.

Le telecamere in città

Sono 612 le telecamere, di vario tipo, in città. Sorvegliano 201 punti diversi. Sono parte ormai basilare del sistema di sicurezza e controllo. Lo scorso anno ne sono state aggiunte 89. Nei mesi a venire, la silenziosa presenza si amplierà ulteriormente.

Entro il prossimo novembre ne arriveranno altre 25. Saranno piazzate nei parchi Suardi, Caprotti e Marenzi. La spesa è di 200mila euro, metà finanziata dal ministero dell’Interno. Intanto sta per partire l’ammodernamento della sala operativa di via Coghetti. Quella che consente alla Polizia locale di osservare in tempo reale praticamente l’intera città. Adotterà un nuovo software (l’attuale è datato 2014) che permetterà di sfruttare appieno le telecamere di ultima generazione.

Detto per inciso, sono le stesse utilizzate dalla Questura e ai Carabinieri. Contrariamente a quanto si pensa, le due forze dell’Ordine non hanno impianti dedicati, ma sfruttano quelli del Comune. Ed è sempre il Comune che deve manutenerli, di tasca propria. Con buona pace della sicurezza pubblica in carico allo Stato.

Anche il nuovo questore Vincenzo Nicolì è un convinto sostenitore della tecnologia. Alla sua presentazione alla stampa, nel gennaio scorso, ha detto che il controllo elettronico, anche del web, è una parte sempre più importante del lavoro della polizia. Così come le immagini fornite dalle telecamere. La Questura stessa è dotata di una sala operativa da cui controlla la città.

Bene, tutto molto bello. Per certi versi perfino utile. Solo che il bergamasco medio qualche domanda se la fa, specie dopo le cronache recenti. La prima è: basta l’impiego massiccio di apparecchiature all’ultimo grido per garantire la sicurezza ai cittadini? E in subordine: ha senso continuare a puntare sul controllo elettronico (del tutto virtuale) o forse, come suggerito da più parti, sarebbe meglio una maggior presenza fisica di Polizia locale e forze dell’Ordine in città?

Ebbene, i fatti dell’ultimo weekend si presi la briga di mettere in discussione l’efficacia degli occhi elettronici (…)

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