Di Elena Esposto
Giovedì 19 marzo, presso l’Auditorium Cult! di Piazza della Libertà, si è celebrato l’ottantesimo anniversario delle Acli bergamasche. La serata si è aperta con i saluti di monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, della sindaca Elena Carnevali e del presidente della Provincia di Bergamo, Gianfranco Gafforelli.
Monsignor Beschi ha ripercorso la storia delle Acli attraverso le parole dell’arcivescovo Adriano Bernareggi e di Papa Francesco, sottolineandone lo stile democratico e pacifico. In un tempo segnato dalla violenza, ha detto, questa missione è più che mai necessaria: «La Chiesa ha bisogno delle Acli, il mondo ha bisogno delle Acli».
Anche la sindaca Carnevali ha evidenziato la centralità delle Acli per il territorio bergamasco: «Questo importante anniversario è il segno di una presenza viva, di una realtà che ha saputo rimanere vicina alle persone e alla comunità».
Ricordando l’altro ottantesimo, quello della Repubblica Italiana e del primo voto alle donne, Carnevali ha sottolineato come non si tratti di una coincidenza, ma di esperienze storiche che si sono «sviluppate in parallelo, dentro lo stesso orizzonte di valori: la centralità della persona, il lavoro, la partecipazione democratica e la costruzione del bene comune». «In un tempo come il nostro – ha continuato – in cui le persone si trovano spesso sole ad affrontare la complessità del mondo, la presenza delle Acli è preziosa e rappresenta un ponte tra istituzioni e cittadini. Un presidio di democrazia, partecipazione e ascolto».
Carnevali ha inoltre ricordato il ruolo di accompagnamento dell’associazione, volto a non lasciare indietro nessuno, specialmente in un contesto sociale e lavorativo segnato da nuove disuguaglianze, dal tema dell’occupazione femminile e del lavoro migrante, e dalla sfida del bilanciamento tra lavoro e vita privata.
«Sono temi che ci interrogano su come tenere insieme sviluppo economico e giustizia sociale – ha affermato – e nell’affrontare queste sfide l’associazionismo non è un elemento accessorio, ma un attore fondamentale».
Gafforelli ha ringraziato le Acli per essere un «ponte tra i diritti scritti nelle leggi e la loro applicazione» e ha invitato a «guardare con orgoglio al passato e affrontare con responsabilità il futuro e le sfide che ci attendono».
Dopo i saluti, la serata è proseguita con due panel che hanno visto protagonisti il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, in dialogo con Valeria Di Gaetano, della presidenza delle Acli Bergamo con delega alla formazione, e il presidente di Ipsos, professor Nando Pagnoncelli, in dialogo con il presidente delle Acli di Bergamo, Roberto Cesa.
Manfredonia ha parlato della necessità di fare i conti con l’eredità stratificata delle Acli in un tempo in cui le persone si aggregano sempre meno. Il peso di questa eredità è importante ed è facile non sentirsi all’altezza, ma «dobbiamo dare tutti noi stessi senza cercare di fare a gara con i giganti del passato».
Il confronto è poi proseguito sui temi della riforma del Terzo settore, che ha dato alle associazioni una struttura più solida per dialogare con le istituzioni. «Oggi il mondo è più complesso e richiede risposte condivise tra Terzo settore, amministrazioni pubbliche e imprese. Le associazioni sono un punto di ingresso importante perché sono in contatto con i bisogni delle persone e con le frustrazioni che derivano da una realtà sempre più faticosa. Aiutano a identificare le necessità a cui la politica deve dare risposte».
GUARDA LA GALLERY (3 foto)
Si è parlato anche di pace, a partire dallo slogan della campagna di tesseramento nazionale “Pace in azione”, un invito a trasformare la pace da parola a pratica.
«Nella nostra quotidianità dobbiamo costruire piccoli gesti di pace e cercare il confronto, senza rinunciare alla possibilità di farci sentire – ha commentato Manfredonia –. Dobbiamo anche lavorare di più per ciò che viene prima della pace, cioè la giustizia sociale, e riconoscere che la pace spesso si deve costruire con chi ha le mani sporche di sangue».
Ricordando gli effetti economici della guerra e l’impatto deleterio sul sistema produttivo della concentrazione degli investimenti nelle aziende belliche, ha concluso: «“Pace” non è solo un buon sentimento, ma riguarda la nostra umanità, il nostro stare insieme e anche il benessere della nostra economia».
L’intervento del professor Pagnoncelli si è concentrato sul report annuale di OVeR – Osservatorio Vulnerabilità e Resilienza, promosso dalle Acli lombarde insieme all’Istituto per la Ricerca Sociale. I dati mostrano un aumento significativo delle spese per alloggio e sanità delle famiglie bergamasche.
Pagnoncelli ha inserito questo dato nel contesto nazionale, dove sempre più famiglie vivono in povertà assoluta e cresce la percezione delle disuguaglianze economiche. «Ad oggi la quota di persone che ritiene che le disuguaglianze siano aumentate è del 62% – ha spiegato –. Otto italiani su dieci hanno paura di non riuscire ad affrontare spese impreviste, come quelle sanitarie, e questa inquietudine è acuita dalla situazione internazionale».
Nonostante il quadro poco confortante, il panel si è chiuso con una nota positiva: nell’ultimo anno sono aumentate le erogazioni liberali. Un dato che mostra come il valore della solidarietà rimanga forte e che richiama ancora una volta l’attenzione sul ruolo dell’associazionismo. «Di fronte a questo segnale di generosità, il lavoro delle Acli diventa ancora più importante per stimolare una partecipazione attiva che non si limiti all’estemporaneità della donazione, ma inviti i cittadini a un impegno concreto nella vita di tutti i giorni».